Piedimonte Matese. La sentenza del TAR sui punti nascita di Piedimonte Matese, Sessa Aurunca e Sapri non chiude la questione, né sul piano politico né su quello sanitario.
Il Tribunale amministrativo regionale si è pronunciato respingendo il ricorso presentato dai sindaci salentini. La decisione, tuttavia, non impedisce alla Giunta regionale presieduta da Roberto Fico di riesaminare, modificare o revocare la Delibera n. 418/2025, con la quale era stata disposta la cessazione dei punti nascita di Piedimonte Matese, Sessa Aurunca e Sapri.
Ma il problema non può esaurirsi nella semplice eventuale revoca di una delibera. È necessaria una reale inversione di rotta nella programmazione sanitaria regionale, soprattutto per le aree interne e disagiate, che richiedono una tutela specifica per garantire concretamente il diritto alla salute e l’accesso ai servizi.
Occorre, inoltre, affrontare con trasparenza il rapporto tra sanità pubblica e sanità privata accreditata, verificando i flussi delle partorienti, i volumi di attività, la distribuzione delle risorse e i criteri alla base delle convenzioni.
Non può diventare un meccanismo strutturale quello per cui i servizi sanitari pubblici vengono progressivamente indeboliti e, successivamente, la riduzione dei loro volumi di attività viene utilizzata come argomento per giustificarne la chiusura.
Per Piedimonte Matese la questione non riguarda soltanto la difesa di un reparto ospedaliero. Significa garantire alle donne dell’Alto Casertano un percorso nascita sicuro, attraverso una verifica e un potenziamento del personale, delle tecnologie, dell’assistenza ostetrica, pediatrica e neonatologica e di tutte le condizioni necessarie per affrontare anche le situazioni di emergenza.
La tutela di un punto nascita situato in un’area interna non può essere affidata esclusivamente a una soglia numerica. La programmazione deve considerare anche le distanze, i tempi di percorrenza, le caratteristiche del territorio, la sicurezza dell’intero percorso materno-infantile e la capacità della rete ospedaliera pubblica di garantire una risposta tempestiva alle urgenze.
La questione, dunque, resta aperta e chiama in causa le scelte future della programmazione sanitaria regionale.
“Continueremo a difendere il diritto alla salute del territorio e una sanità pubblica forte, accessibile e realmente capace di garantire sicurezza e prossimità”.- Lo dice un comunicato del Comiatto civico – .
La decisione del TAR deve rappresentare non la fine del confronto, ma l’occasione per aprire una nuova fase della programmazione sanitaria regionale, nella quale il rafforzamento del servizio pubblico e la tutela delle aree interne tornino a essere una priorità concreta.

