Lorenzo Applauso|Blitz con 17 arresti per droga nel casertano ieri fra cui anche minori coinvolti .Un dato allarmante, probabilmente anche per numeri anche se al momento, la risposta è prudente: non esistono ancora dati ufficiali e consolidati sull’intero anno di arresti per droga. Le statistiche complete vengono diffuse solo dopo la chiusura dell’anno giudiziario, ma le operazioni delle forze dell’ordine raccontano già una realtà allarmante, soprattutto sul fronte dell’impiego dei minori da parte della criminalità organizzata. L’ultimo segnale arriva dunque dal Casertano, dove un blitz della Direzione distrettuale antimafia di Napoli e della Procura per i minorenni ha portato a 17 arresti, tre dei quali a carico di minorenni, smantellando un’organizzazione dedita allo spaccio nel comune di Santa Maria Capua Vetere. L’operazione è stata condotta dalla Dda guidata dal sostituto procuratore Michele Del Prete, dalla procuratrice per i minorenni Patrizia Imperato e dalla Squadra mobile di Caserta.
Tra le sostanze sequestrate figura anche la ketamina, droga sempre più diffusa e pericolosa, soprattutto tra i giovanissimi. Ma a colpire, più dei numeri, è il quadro umano e criminale tracciato dal procuratore Nicola Gratteri al termine della conferenza stampa.
“I minori vengono usati come carne da macello, come utili idioti – ha dichiarato Gratteri – perché costano di meno e rischiano meno anni di galera”. Un fenomeno che, secondo il magistrato, non riguarda solo la Campania ma rappresenta un trend nazionale: ragazzi cresciuti in contesti di degrado, “che nascono e si nutrono di cultura mafiosa”, diventano manodopera ideale per i clan.
L’inchiesta conferma come le organizzazioni criminali adattino le proprie strategie, puntando su soggetti sempre più giovani per ridurre i rischi penali e i costi operativi. Una scelta cinica che trasforma l’adolescenza in un’anticamera del carcere – o peggio.
In attesa dei dati ufficiali sugli arresti per droga in Campania nel 2025, le indagini in corso restituiscono un dato certo: la pressione repressiva è alta, ma altrettanto alta è la capacità dei clan di rigenerarsi, sfruttando le fragilità sociali e culturali del territorio. Una sfida che non riguarda solo la giustizia, ma l’intero tessuto civile.

