Lorenzo Applauso|Il Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini è stato assolto perché difendere i confini non è un reato. Dopo diverse udienze e tanto fango mediatico, alla fine la giustizia si è resa conto che il politico andava assolto. Una decisione che oggi campeggia su tutti i giornali, rilanciata con grande enfasi, come spesso accade quando il protagonista è un leader politico di primo piano. Eppure, come sempre in politica e spesso anche nella stampa, esistono due pesi e due misure.
Mentre in queste ore il Ministro Salvini si gode, in diretta mondiale, questo risultato, c’è chi ancora oggi si lecca le ferite di un’accusa inesistente e infamante, conclusasi anch’essa con un’assoluzione. Una vicenda che però non ha trovato spazio sui giornali, né attenzione mediatica. Parliamo di un onesto e valido funzionario del Ministero guidato dallo stesso Salvini, che per dieci lunghi e interminabili anni ha vissuto un incubo giudiziario, compreso un periodo di detenzione che gli ha cambiato la vita sotto diversi punti di vista: economici, professionali e di immagine.Alla fine, dopo tanta sofferenza, anche per lui è arrivata l’assoluzione perché il fatto non sussiste.
Stiamo parlando del dottor Luigi Fazzone, funzionario originario del casertano, ancora oggi al servizio del Ministero. Di lui, però, nessuna prima pagina, nemmeno poche righe che gli avrebbero consentito di gridare al mondo la propria innocenza e raccontare la sofferenza patita ingiustamente. Il funzionario ha chiesto più volte di essere ricevuto ma il Ministro Salvini non l’ha mai ricevuto, nemmeno dopo l’assoluzione.
A questo punto, proprio perché ha vissuto sulla propria pelle cosa significa essere accusati e poi assolti, il Ministro Salvini dovrebbe avere la sensibilità di divulgare, attraverso i suoi mezzi di comunicazione, la storia di questo suo funzionario: un uomo accusato ingiustamente di un reato, assolto dopo anni di calvario, e oggi ancora in servizio perché trattenuto a “furor di popolo”, quando avrebbe potuto andare a riposo.
Una permanenza resa possibile dalla sua onestà e dalla sua professionalità. Non a caso è stato colui che ha istituito un ufficio divenuto poi un modello di riferimento, capace di garantire all’istituzione la massima funzionalità del settore. La domanda, allora, sorge spontanea: perché lo Stato è rimasto in silenzio su questa vicenda? Perché nessuno ha sentito il dovere di restituire dignità pubblica a questo funzionario? Forse perché non è un Ministro, né un uomo politico? La giustizia, quando assolve, dovrebbe avere lo stesso valore per tutti. Anche per chi non ha un microfono sempre acceso.

