Lorenzo Applauso|Piedimonte Matese. Solo dalla firma, e un po’ dallo stile che ormai conosciamo, risaliamo immediatamente all’artista: Maria Pia Ricciardi, originaria del Matese, è l’autrice dell’opera esposta nella mostra collettiva di pittura nell’ambito del Sentiero dei Presepi del Comune di Piedimonte Matese. Ciò che colpisce fin da subito è la scelta iconografica: una maternità atipica, lontana dalle rappresentazioni consuete e rassicuranti a cui l’arte sacra e non solo ci ha da sempre abituati. Proprio questa distanza dal già visto conferisce all’opera una originalità rara, capace di fermare lo sguardo e sollecitare una riflessione più profonda.
La madre, raffigurata di spalle con il bambino in braccio, sottrae il volto allo spettatore e così facendo custodisce tutto il mistero che accompagna la maternità. Un mistero che va oltre ciò che tutti sappiamo o crediamo di sapere: perché quasi tutti conosciamo il significato di una madre, ciò che può donare oltre alla vita stessa. Una vita che, va ricordato, nasce dall’unione di due figure — madre e padre — anche se quest’ultimo spesso resta sullo sfondo, non citato ma imprescindibile.
L’assenza del volto rende questa madre ancora più bella, più dolce e insieme più enigmatica. È una figura universale, non un ritratto individuale. E poi c’è quel dettaglio decisivo: il braccino del figlioletto che tocca con delicatezza il collo della madre. Un gesto minimo, eppure potentissimo, che racconta l’intimità, la fiducia, il legame assoluto. La figura femminile, dolce ma determinata, sembra avanzare con decisione lungo la propria strada, portando con sé tutto l’impegno, il sacrificio e l’amore che una madre mette nel crescere un figlio.
Siamo di fronte a un’opera che meriterebbe senza esitazioni un riconoscimento. Per Maria Pia Ricciardi non sarebbe certo una novità: il suo percorso artistico è costellato di premi prestigiosi, conquistati in mostre lungo tutta la Penisola, grazie a una cifra stilistica riconoscibile e a una capacità rara di rinnovare temi universali senza tradirne la profondità. Un elogio va al Comune per l’organizzazione dell’evento, che valorizza l’arte all’interno di un contesto identitario e suggestivo. Una sola annotazione, in chiusura: almeno il nome dell’artista sotto l’opera esposta andava indicato. Sarà per la prossima

