Emiddio Bianchi. Valle della Morte, USA. Dopo che Roberto Boiano è riuscito a portare a termine la competizione più dura della sua vita, ampiamente nei tempi stabiliti, abbiamo voluto ascoltare le sensazioni dell’ultramaratoneta di San Gregorio Matese nella Valle della Morte, in California. “È stata sicuramente la ultramaratona più massacrante a cui ho partecipato. Posso dire che sono andato all’inferno e sono ritornato vivo”. Siamo nel bacino di Badwater
(Badwater Basin), nel parco nazionale della Valle della Morte (Death Valley National Park), nella contea di Inyo in California, USA. Situato a 86 metri sotto il livello del mare, è considerato il punto più basso del nord degli Stati Uniti. “Abbiamo fatto i conti con temperature impossibili che hanno superato i 50 gradi di giorno e i 40 di notte”. La lunghezza di 217 chilometri (135 miglia) non è stata per Boiano il problema principale da superare perché ha dovuto
scalare anche una montagna che andava oltre i 2.500 metri. “Nonostante l’altezza, il venticello che spirava anziché rinfrescarti sembrava un fono acceso che ti bruciava il viso. Non hai la possibilità di fermarti lungo il percorso perché lo devi completare in meno di 45 ore. Puoi fare solo delle soste fisiologiche”. Per questo è considerata la gara più difficile del mondo. “Siamo partiti alle 8 di sera da Badwater Basin, a meno 87 metri sul livello del mare. Due notti sveglio, prima di concludere la ultramaratona. Dopo che hai fatto 200 km te ne aspettano altri 17 di una salita interminabile. Ma ne sono uscito vivo, dopo poco più di 36 ore sulle 45 a disposizione”. Oggi una giornata di relax a Los Angeles, poi l’aereo per l’Italia e la Panda che lo aspetta nel parcheggio dell’aeroporto per fare ritorno a San Gregorio. Qualche settimana sulle sue montagne del Matese e quindi la ripartenza per mete ancora da definire.
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