Molte cose non vanno in questo nostro Paese. Lo dicono i fatti, se si sfoglia capitolo dopo capitolo la lunga lista dei problemi che colpiscono i vari settori della società. Ma quando si tocca la salute, quei fatti diventano spesso drammatici. Prendiamo spunto dalle segnalazioni di alcuni cittadini per rispolverare un vecchio detto napoletano: “cornuti e mazziati”. Perché non è possibile che un paziente, già schiacciato dal peso della malattia e dall’angoscia per un futuro complicato, debba anche combattere contro il cancro della burocrazia pur di ottenere cure e assistenza. Troppo spesso chi si ammala si ritrova davanti a un muro fatto di carte, autorizzazioni, firme, visite rinviate e farmaci da pagare di tasca propria. Cure che, se non puoi permetterti economicamente, rischi di non fare affatto. E così anche chi ha lavorato una vita, come un pensionato del pubblico impiego considerato “falso ricco” solo sulla carta, finisce lentamente per impoverirsi. Perché ogni esame ha un costo, ogni farmaco pesa sul bilancio familiare, ogni visita diventa una corsa a ostacoli. Poi ci sono le liste d’attesa interminabili. Mesi per un controllo, settimane per una visita urgente. E nel frattempo il paziente aspetta, soffre, peggiora. A rendere tutto ancora più doloroso sono, in alcuni casi, i modi poco gentili di parte del personale. Troppo spesso manca umanità. Non si può trattare una persona malata come un numero, un pacco da spostare da un ufficio all’altro o, peggio ancora, come un oggetto privo di dignità. Per una firma si viene rimbalzati tra sportelli e corridoi, senza ascolto e senza rispetto. Le istituzioni intervengano immediatamente, almeno su questo. Rendano più semplice e più umana la vita dei pazienti. E prendano seri provvedimenti disciplinari contro chi si comporta in maniera scorretta o offensiva verso chi soffre. La gente non ne può più. Perché una burocrazia troppo complessa non è soltanto un disagio: ammala. E a volte uccide.

