Lorenzo Applauso|E finalmente ci siamo. Dopo settimane trascorse a contare acquisti, cessioni, telefonate, indiscrezioni, promesse, ripensamenti e qualche porta sbattuta con una certa convinzione, il pallone torna al centro della scena.Silenzio, ora si gioca. Parla il campo.Perché l’estate, nel calcio dilettantistico, è sempre un piccolo romanzo. Ci sono le campagne acquisti, le rincorse al giocatore conteso, le società che arrivano prima, quelle che sostengono di essere arrivate prima e quelle che, invece, raccontano di aver lasciato andare volontariamente chi magari non erano riuscite a prendere. Poi gli scambi di dirigenti, gli addii, i ritorni, le amicizie che resistono e quelle che improvvisamente scoprono di non essere mai esistite. Non sono mancate, naturalmente, le polemiche e qualche comportamento non proprio elegante nei rapporti fra società. Ma anche questo, in fondo, fa parte del nostro calcio: piccolo soltanto nella categoria, mai nelle discussioni.Ci sono state anche le consuete battaglie sui regolamenti federali, interpretazioni, dubbi, contestazioni e letture più o meno creative delle norme. Una materia nella quale, durante l’estate, sembrano comparire più esperti che giocatori. Ma desso tutto questo può finire nel cassetto. Perché c’è una cosa che non ha bisogno di interpretazioni, comunicati o pareri: il campo.Sarà lui a stabilire chi ha lavorato bene, chi ha costruito una squadra competitiva, chi ha azzeccato gli acquisti e chi magari ha speso energie e parole per ritrovarsi poi con qualche punto in meno di quanto immaginava. Il calcio, da questo punto di vista, è democratico. Non guarda in faccia nessuno.
ECCELLENZA MOLISANA, SI PARTE
Da oggi si gioca anche in Molise, nel campionato di Eccellenza a girone unico. E la domanda è inevitabile: chi sarà la squadra da battere? Le nostre impressioni, naturalmente, valgono quello che valgono a inizio stagione. Ma qualche nome ci sentiamo di farlo. Matese, Aurora e Agnonese ci sembrano squadre in grado di recitare un ruolo importante E poi ci sarà, come sempre, quella che non abbiamo inserito nei pronostici e che strada facendo comincerà a farsi largo, attenti alla United Alife Gioiese! Perché ogni campionato ha bisogno della sua sorpresa.Quella squadra che magari parte senza troppi squilli di tromba, senza proclami e senza la necessità di spiegare a tutti quanto sia forte e che, qualche domenica dopo, si ritrova a guardare le altre dall’alto. Le nostre sono soltanto impressioni, sia chiaro. Fra stasera e domani arriveranno le prime indicazioni, ma sarebbe francamente curioso pretendere di capire tutto dopo una sola giornata. Il campionato è appena cominciato.Le gambe sono ancora quelle della preparazione, gli automatismi devono essere costruiti e persino i nuovi acquisti devono capire dove sia lo spogliatoio, figuriamoci la classifica.
E A PROPOSITO DI STAMPA…
Un augurio sincero va a tutte le società, alle squadre, agli allenatori, ai giocatori — i veri protagonisti — e ai dirigenti, chiamati a raggiungere i propri obiettivi. Ma proprio ai dirigenti vorremmo rivolgere anche un piccolo auspicio: maggiore professionalità nei rapporti con la stampa. Non sempre, purtroppo, viene ricordato che la stampa, soprattutto nel calcio dilettantistico, non è un ospite occasionale da invitare quando serve una fotografia o un titolo benevolo. È quella che racconta il movimento. È quella che dà visibilità alle società. È quella che parla dei giocatori, degli allenatori, dei risultati, delle iniziative e, indirettamente, anche degli sponsor che sostengono queste realtà. Per questo sorprende che ancora oggi, in qualche caso abbastanza frequente, una semplice richiesta di accredito possa trasformarsi in una specie di viaggio nella terra di nessuno. Un messaggio inviato. Nessuna risposta. Un secondo messaggio. Ancora nulla. Forse una strategia comunicativa innovativa: se non rispondi, non sbagli. Peccato che non sia esattamente così che funziona il rapporto con una testata giornalistica. E non parliamo di richieste assurde.Il Campobasso, in Serie C, passa per noi, risponde alle richieste di accredito, comunica l’accettazione, invia i tagliandi e augura buon lavoro. Il Frosinone, in Serie A, fa altrettanto. Insomma, nei professionisti, dove magari ci sono uffici stampa strutturati, centinaia di richieste e impegni decisamente più complessi, si trova il tempo per rispondere. In Eccellenza, spesso, sembra invece che un accredito sia diventato una concessione speciale. Forse perché l’addetto stampa designato, nella vita, svolge un altro mestiere. E non c’è nulla di male. Il problema nasce quando si dimentica che, una volta assunto un incarico, anche nel dilettantismo, sarebbe opportuno conoscere almeno le esigenze elementari di una testata giornalistica. Rispondere non richiede un master. Bastano poche parole. “Accredito confermato.” Oppure: “Richiesta respinta.” Non servono francobolli, pergamene e cerimonie ufficiali. E magari sarebbe anche utile ricordare che l’addetto stampa non è il proprietario della stampa. È semplicemente colui che dovrebbe facilitarne il lavoro. Anche perché, diciamolo con un sorriso, per darsi un tono da grande club non è indispensabile smettere di rispondere ai messaggi. La Serie A è un’altra cosa.
ADESSO, PERÒ, BASTA CON LE PAROLE
Il resto lo lasciamo al campo. Alle società auguriamo un buon campionato. Ai dirigenti, di raggiungere gli obiettivi e, magari, di trovare anche il tempo per qualche risposta in più. Ai giocatori, di essere protagonisti, perché alla fine sono loro a prendersi applausi e fischi. Agli allenatori, di azzeccare formazione e cambi. Alla stampa, semplicemente, di poter continuare a fare il proprio lavoro con passione e professionalità. E al campionato molisano chiediamo soltanto una cosa: di sorprenderci. Perché adesso possiamo anche smettere di discutere su chi sia più forte, chi abbia fatto il mercato migliore, chi abbia preso il giocatore più conteso e chi abbia costruito la rosa più completa. Da oggi ogni teoria deve passare l’esame più severo. Novanta minuti. Il campo non legge i comunicati stampa. Non conosce le polemiche. Non sa chi è arrivato prima sul mercato. Non si interessa delle porte sbattute. E soprattutto non concede accrediti. Fa entrare tutti. Poi, semplicemente, decide. Silenzio ora si gioca. Parla il pallone

