Lorenzo Applauso|Ci sono storie che la guerra sembra aver inghiottito per sempre. Storie rimaste sospese nel
tempo, sepolte sotto la terra, dimenticate dagli uomini, ma mai davvero cancellate dal cuore di chi, dall’altra parte dell’oceano, ha continuato ad aspettare una risposta. Dopo oltre ottant’anni, un elmetto appartenuto a un soldato americano è tornato a parlare. Un oggetto apparentemente semplice, consumato dal tempo, ma sul quale erano ancora leggibili un nome e una matricola. Due tracce preziose che hanno permesso di riannodare un filo spezzato dalla guerra e di arrivare fino alla famiglia del militare, in America.L’elmetto è stato ritrovato a Raviscanina, piccolo comune dell’alto Casertano, dall’associazione storico-culturale Combat Road di Cerasuolo, nel territorio di Filignano, in provincia di Isernia. Una volta entrato nella disponibilità dell’associazione molisana, impegnata nella ricerca e nella conservazione delle testimonianze della Seconda guerra mondiale, è stata avviata una ricerca che sembrava quasi impossibile.Il nome inciso sull’elmetto, insieme alla matricola, ha consentito di avviare le verifiche e di risalire alla famiglia del soldato, RAYMOND R ROWLEY (nella foto) fino ad arrivare ai suoi figli, in America.Il soldato era rimasto gravemente ferito in italia poi fatto rientrare in America dove viene curato e guarito. Curato cosi bene che si innamora della sua infermiera con la quale poi si sposa e da quel matrimonio felice nascono tre figli. Solo anni dopo, il soldato poi muore ma di morte naturale. Una scoperta emozionante, perché dietro quel nome non c’era più soltanto un militare appartenuto a un esercito lontano, ma un padre, un uomo, una persona della quale, dopo tanti decenni, la famiglia poteva finalmente tornare a conoscere una parte della storia.Una storia come tante, forse. Ma non tutte le storie riescono a riemergere. Molte vengono cancellate dal tempo, dalle distanze, dalle carte perdute e dal silenzio degli anni. Eppure, nei cuori dei familiari, quel filo con il congiunto scomparso non si spezza mai.
QUESTA VOLTA, INVECE QUEL FILO E’ STATO RITROVATO
L’associazione Combat Road ha coinvolto anche Linea Volturno 1943, realtà di Piana di Monte Verna formata da appassionati di storia militare e di archeologia della memoria, che negli anni ha svolto un prezioso lavoro di ricerca, recuperando e raccogliendo reperti che non sono semplicemente “pezzi” di guerra, ma autentiche testimonianze di un’epoca drammatica. Il coinvolgimento è nato anche dalla volontà di accompagnare i familiari del soldato alla scoperta del territorio nel quale il loro congiunto transitò durante la guerra.Ogni oggetto racconta qualcosa. Un elmetto, una borraccia, una gavetta, un frammento di equipaggiamento possono sembrare cose senza valore agli occhi di chi non conosce la storia. Ma per una famiglia possono diventare una fotografia, una lettera, una voce rimasta in silenzio per decenni.E proprio quell’elmetto ha permesso di accendere una luce su una vicenda che sembrava ormai perduta.La scoperta ha spinto i familiari del soldato a organizzare un viaggio in Italia. Ieri la figlia Mary Ellingson e il marito sono arrivati nell’alto Casertano insieme a Linea Volturno 1943 e all’associazione molisana. E’ stato un viaggio diverso da qualsiasi altro: non una semplice visita, ma un vero e proprio ritorno alle radici di una storia familiare.I parenti hanno visitato Piana di Monte Verna, Caiazzo, Raviscanina e gli altri luoghi nei quali si mossero le truppe americane durante la guerra. Hanno percorso strade, campagne e territori che, tanti anni fa, furono attraversati anche dal loro padre.
Chissà quante volte, durante quelle ore, proveranno a immaginare quell’uomo giovane, lontano migliaia di chilometri da casa, impegnato in una guerra che lo aveva portato proprio in questi luoghi. Sono stati tanti piccoli tuffi al cuore.
Perché sapere che il proprio padre è passato da quelle montagne, da quei paesi, da quelle strade e che proprio qui ha combattuto, trasforma quei luoghi in qualcosa di profondamente personale.
E POI L’ELMETTO
Un oggetto che per oltre ottant’anni è rimasto lontano dalla sua famiglia e che oggi diventa, paradossalmente, il testimone più concreto di una vita segnata dalla guerra. Un oggetto che ha resistito al tempo e che, con il nome e la matricola ancora leggibili, ha consentito di rispondere a una domanda rimasta per decenni senza risposta: dove era stato il loro papà?
Sono stati momenti di grande commozione. Attimi difficili da raccontare con le parole, perché in certi casi la storia non si legge soltanto nei documenti: si tocca con mano.I congiunti del soldato hanno regalato al museo molisano, anche una divisa del loro papà: un altro cimelio, un’altra testimonianza di quella vita lontana.Arrivare dall’America fino all’alto Casertano per vedere, ascoltare, sentire e quasi toccare i luoghi attraversati dal proprio padre tanti decenni fa significa compiere un viaggio nel passato, ma anche ritrovare una parte della propria storia familiare.E così, dopo oltre ottant’anni, un vecchio elmetto è riuscito a fare ciò che spesso nemmeno il tempo riesce a fare: riportare a casa, almeno idealmente, il passato di un padre mai dimenticato. Perché la guerra può cancellare le tracce di un uomo. Ma non sempre riesce a cancellarne il ricordo

