Alife. “Questa mattina avremmo voluto parlare di festa, di partecipazione, di devozione. Avremmo voluto ringraziare, uno per uno, tutti coloro che hanno contribuito a rendere speciale la festa presso il Santuario della Madonna della Grazia. Persone che hanno messo tempo, energie e passione al servizio di una tradizione che appartiene a tutta la comunità. E invece siamo costretti a cominciare da ciò che nessuno avrebbe voluto vedere”. Lo scrive il comitato festa Madonna della grazia di Alife in merito ad un episodio vandalico avvenuto poche ore fa. L’altare è stato gravemente danneggiato.
Sì, proprio l’altare di un luogo sacro. Proprio quello che dovrebbe essere custodito, rispettato e tramandato.Qualcuno ha pensato bene di trasformare un momento di festa e condivisione nell’ennesima occasione per dimostrare quanto possa essere fragile il senso del rispetto quando manca il senso della responsabilità. E viene spontaneo chiedersi: che cosa passa nella testa di chi danneggia un bene che non è suo, ma è di tutti? Quale soddisfazione può esserci nel rompere, deturpare, danneggiare? Forse qualcuno confonde la libertà con il diritto di fare ciò che vuole.
Forse qualcuno pensa che ciò che appartiene alla comunità, proprio perché appartiene a tutti, non appartenga in realtà a nessuno. È un modo di pensare piccolo. Terribilmente piccolo.
Perché quel danno non è soltanto un danno materiale. È uno schiaffo a chi quel Santuario lo frequenta, lo custodisce, lo ama. È uno schiaffo a chi si impegna perché certe tradizioni possano continuare. È uno schiaffo a una comunità intera. E c’è un particolare che rende la vicenda ancora più amara: l’area è sorvegliata dalle telecamere. “Dunque a chi ha compiuto questo gesto – scrive il comitato – rivolgiamo un invito molto semplice: faccia un passo avanti. Non aspetti che siano le immagini a parlare.
Non aspetti che siano altri a ricostruire quanto accaduto.
Non si nasconda dietro il silenzio.Abbiamo ancora la speranza che il coraggio di assumersi le proprie responsabilità sia più forte della vigliaccheria di chi pensa di poterla fare franca.Perché sbagliare può accadere. Ma assumersi la responsabilità dei propri errori è ciò che distingue una persona adulta da chi lascia agli altri il conto delle proprie azioni. E quel conto, questa volta, non riguarda soltanto qualche intervento di riparazione.
Riguarda il rispetto. Quello per un luogo sacro. Quello per la storia.
Quello per la memoria. Quello per il lavoro degli altri.
Quello, soprattutto, per una comunità.
La festa avrebbe dovuto lasciare negli occhi la bellezza della partecipazione. Ha lasciato anche una domanda difficile da ignorare: quanto dobbiamo ancora tollerare prima di capire che ciò che viene danneggiato non è “qualcosa degli altri”, ma qualcosa di nostro? Il Santuario è di tutti. E proprio per questo, chi lo danneggia danneggia tutti”

