Se n’era parlato a lungo in campagna elettorale, tanto che Roberto Fico arrivò a smentire l’ipotesi di un assessorato dedicato. Niente nuovo posto in giunta, dunque, ma un cambio di governance sì.
Con una delibera ad hoc, la Giunta regionale della Campania riorganizza il sistema di decisione e controllo delle politiche per le aree interne, territori lontani dai grandi centri e più esposti a spopolamento, carenza di servizi e marginalizzazione.
Il punto di partenza è concreto: i fondi europei destinati a queste zone procedono a rilento e il rischio è non riuscire a spenderli nei tempi previsti, perdendo risorse. Molte aree sono ancora ferme nella fase operativa e la Regione decide di intervenire sul modo in cui le strategie vengono gestite e coordinate.
Le aree interne campane sono sette: Alta Irpinia, Vallo di Diano, Cilento Interno e Tammaro Titerno, a cui si aggiungono Sele-Tanagro-Alburni, Alto Matese e Fortore. A parte, il capitolo delle isole minori, con una linea di finanziamento dedicata.
Il nodo è la scadenza: entro fine 2026 va impegnato almeno il 70% delle risorse. Per evitare il fallimento, la delibera introduce due novità. Nasce un Comitato di indirizzo politico, presieduto dal presidente della Regione, con i rappresentanti dei territori, e viene istituita un’Autorità regionale unica per le Aree Interne. L’obiettivo è chiaro: centralizzare, accelerare e non perdere i fondi europei.

