Antonio Lanzone | Sanità – Negli ultimi tempi, anche nei presidi sanitari della nostra provincia, purtroppo, assistiamo frequentemente ad episodi di violenza contro il personale sanitario, il limite è ormai oltrepassato. La convivenza civile ed il rispetto per chi si dedica quotidianamente con impegno e sacrificio alla cura ed all’assistenza dei pazienti, non esiste più. La situazione è diventata insostenibile, la solidarietà non basta, servono azioni mirate e più concrete. Nei Pronto Soccorso ed in corsia, il più delle volte, oltre al camice, ci vorrebbe un elmetto ed una spada per fronteggiare aggressioni, minacce ed insulti. La sicurezza degli operatori sanitari, deve diventare una priorità assoluta in un Paese che si definisce civile. Sicuramente, a volte, ci sarà pure una ragione di fondo che porta alla mancanza di fiducia nei confronti dell’ operato del personale sanitario, ma ciò non giustifica affatto comportamenti poco urbani. Un piccolo passo avanti è stato fatto con l’introduzione dell’ arresto in flagranza di reato, ma comunque, non è che si risolve il problema con un’ aumento delle postazioni di Polizia nei presidi ospedalieri. Invece, per poter bloccare le violenze sul nascere, bisogna investire sulla qualità dell’offerta e dei servizi sanitari. In poche parole, ci vogliono meno tagli e più risorse economiche. Nei fatti, purtroppo, troviamo quasi sempre reparti con organico ridotto all’osso, con turni massacranti che aprono la strada a disservizi e disagi, sempre di più all’ ordine del giorno. Sono purtroppo queste le condizioni che incidono sugli eventi avversi, sia nelle strutture pubbliche che private, grandi o piccole che siano.La politica dovrà abbandonare gli slogan e cercare di rendere il Servizio Sanitario Nazionale più attrattivo per i giovani, con contratti e retribuzioni all’altezza degli altri paesi europei. Ciò, in virtù della carenza dei professionisti della Sanità, medici ed infermieri in testa, compresi tutti gli altri operatori della filiera dell’ assistenza.
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