Piedimonte Matese. – Le fiamme che il 2 e 3 luglio hanno devastato il Monte Cila non hanno distrutto soltanto la vegetazione, ma hanno compromesso anche il patrimonio storico-archeologico che domina la valle Alifana: le mura sannitiche, straordinaria testimonianza di oltre 2.500 anni di storia.
A lanciare l’allarme è l’Associazione Culturale Cuore Sannita, che nei giorni scorsi ha pubblicato sulla propria pagina Facebook un dettagliato resoconto corredato da foto, chiedendo un intervento urgente delle autorità competenti.
Le prime piogge estive hanno infatti messo in evidenza situazioni di grave criticità. In particolare, nel tratto denominato “Massone” (quota 279/281 m, II tratto a valle verso il Vallone Paterno), uno dei blocchi più grandi dell’intero circuito murario – circa tre tonnellate di pietra – oggi è in bilico. Prima dell’incendio, era sostenuto dalle radici di un corbezzolo e da un ramo intrecciato che ne garantivano, seppur precariamente, la stabilità. Oggi, dopo l’incendio, quegli elementi naturali non esistono più: l’albero è stato divorato dalle fiamme e il ramo carbonizzato non ha più alcuna funzione di sostegno.
Il rischio è altissimo: la caduta del massone comporterebbe non solo la perdita di un intero tratto di oltre 14 metri di mura, già segnato da smottamenti, ma anche l’ostruzione del sentiero che attraversa l’area. Una perdita che sarebbe irreparabile per la leggibilità storica del circuito murario, il più esteso dell’intero mondo sannitico.
L’appello di Cuore Sannita
«Siamo davanti a un patrimonio che non appartiene solo a Piedimonte Matese, ma a tutto il Sannio e all’Italia intera – scrive l’associazione –. Lasciare che crolli significherebbe cancellare secoli di storia».
Per questo l’Associazione Culturale Cuore Sannita chiede con forza un intervento pubblico immediato: messa in sicurezza dei tratti più a rischio, monitoraggi strutturali e un piano di tutela a lungo termine.
Le mura del Monte Cila, lunghe oltre 7.000 metri lineari, rappresentano la più vasta testimonianza conservata delle fortificazioni sannitiche. Le prossime piogge autunnali potrebbero trasformare un’emergenza in una catastrofe.
➡️ L’appello è chiaro: le istituzioni intervengano subito. Monte Cila non può più attendere.

