TRENTOLA DUCENTA. Si concluderà sabato 6 settembre “Campo LibHero”, dopo un’estate di intenso lavoro e partecipazione, con un evento finale che celebrerà il suo successo e la promozione dello sport come strumento di educazione e inclusione.
In una storia di riscatto e rigenerazione urbana senza precedenti, un grande centro commerciale in provincia di Caserta, confiscato al capo indiscusso del clan dei casalesi, Michele Zagaria, si è trasformato durante tutta l’estate in un polo di speranza.
L’area, un tempo simbolo del potere criminale, è diventata il teatro di “Campo LibHero”, un imponente villaggio sportivo e culturale che ha ridefinito il rapporto tra comunità, sport e legalità.
Unico nel suo genere, il progetto ha visto la riconversione di 4.300 mq di un ex parcheggio in un vero e proprio hub a cielo aperto. Un lavoro meticoloso e rapido ha permesso di allestire in meno di 20 giorni numeri spazi sportivi dove praticare gratuitamente ben 13 discipline sportive tra cui padel, pickleball, street basket, calcio 3vs3, beach volley, pattinaggio, sport da combattimento, golf , judo, lotta, karate, fitness, ginnastica.
“Lo sport – spiega Luigi Moscato, amministratore unico di Cis Meridionale e del Centro Jambo – è uno strumento educativo straordinario per stimolare l’inclusione sociale, sensibilizzare le nuove generazioni e promuovere la legalità sul territorio”.
L’intera operazione è stata sin da subito pensata per offrire non solo campi estivi gratuiti a bambini e famiglie in condizione di fragilità ma anche di garantire l’accesso gratuito a numerose discipline sportive, dimostrando in modo concreto che l’accesso allo sport deve prescindere dalle condizioni economiche o sociali.
La forza della collaborazione, il successo di “Campo LibHero” è il frutto di una sinergia straordinaria tra istituzioni, enti e Federazioni con il coordinamento di Sport e Salute, che ha saputo orchestrare e coordinare in maniera impeccabile il lavoro con i partner.
In merito Francesca Merenda, Coordinatrice regionale Sport e Salute Campania, ha dichiarato: “Il nostro obiettivo principale, che portiamo avanti attraverso le strutture direzionali e territoriali, è quello di coordinare e sviluppare attività volte a sostenere e promuovere lo sport di base, incrementare la pratica sportiva, valorizzarne il ruolo educativo e l’integrazione sociale su tutto il territorio attraverso gli organismi sportivi e l’associazionismo sportivo territoriali. Ed è per questo che un ringraziamento sentito va a tutte le Federazioni coinvolte e ai loro presidenti, il cui contributo è stato fondamentale per la riuscita di questa iniziativa: FITP con il presidente Angelo Chiaese, FITET con il presidente Giuseppe Brignola, FISR con il presidente Francesco Rossi, FIJLKAM con il presidente Antonio Bracciante, FIPE con il presidente Davide Pontoriere, FEDERKOMBAT con il presidente Gianni di Bernardo, FIG con il presidente Marco Ibello e FIDESM con il presidente Angelo Bianco, e a tutti i tecnici, operatori sportivi, società sportive dilettantistiche che hanno collaborato con entusiasmo e professionalità”.
Un presidio di legalità per il futuro, come sottolineato da Antonello De Nicola, ideatore del progetto, “la sfida di Campo LibHero è stata consentire ai più giovani di essere, attraverso lo sport finalmente liberi di pensare, di esprimere le proprie potenzialità, di giocare”. Questo spazio, un tempo simbolo del potere criminale, è diventato un presidio di legalità capace di generare ricadute positive sul territorio. Oggi il Jambo è un grande hub culturale, sociale ed economico che ospita cento operatori commerciali, dà lavoro a circa mille persone e integra servizi come uno sportello di ascolto per le vittime di reato.
“Campo LibHero” non è solo un evento estivo, ma un modello replicabile che dimostra come un bene confiscato, se gestito con visione e inclusione, possa diventare un motore di cambiamento e un faro di speranza per l’intera comunità.
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