Lorenzo Applauso|Invece che a suon di gol e spettacolo, la prima giornata del campionato di Eccellenza molisana si apre nel segno della burocrazia e dei ricorsi. Dopo i primi due casi che hanno coinvolto le gare Sporting – Agnonese e Guardialfiera – Aurora Alto Casertano, ieri è arrivato il terzo colpo di scena: anche l’Alife ha presentato ufficialmente un ricorso. Secondo quanto comunicato dalla società, nella partita contro il Sesto Campano sarebbe stato impiegato un calciatore che risultava ancora squalificato. Il giocatore, trasferitosi quest’anno dal Venafro al Sesto Campano, sarebbe infatti stato colpito da una squalifica nella scorsa stagione, durante una gara disputata a Gela. Squalifica che, secondo il ricorso, non sarebbe mai stata scontata. Curiosamente, la vicenda ricalca quasi in fotocopia il caso già sollevato dall’Aurora Alto Casertano: stessa dinamica, stessi dubbi, stessa possibile irregolarità. Ora toccherà al giudice sportivo fare chiarezza e stabilire se effettivamente si tratti di un errore regolamentare che possa incidere sul risultato sportivo.
Ma al di là delle decisioni attese in settimana, ciò che preoccupa è il quadro generale che sta emergendo. Il campionato non è iniziato tra entusiasmo e fair play, bensì tra carte bollate e ricorsi, come se il campo fosse diventato un accessorio secondario. E questo impone una riflessione seria.Troppi ruoli ricoperti da persone inadeguate. Addetti stampa che ignorano le basi della comunicazione giornalistica, dirigenti improvvisati messi lì solo perché “amici di chi mette due soldi”, e segreterie societarie che cadono su errori tanto elementari quanto gravi. Il tutto denota una gestione approssimativa, quando non addirittura dilettantesca. Il sospetto, ormai più che fondato, è che a molti sfugga il funzionamento stesso di un campionato federale. Alcuni, probabilmente, sarebbero capaci di far giocare una partita di calcio con un pallone da rugby, tanto per capirci. In attesa delle decisioni del giudice sportivo, il rischio più grande è che a perdere sia il calcio. Quello vero, che dovrebbe essere fatto di passione, competenza e rispetto delle regole. Ma in Molise, almeno per ora, sembra valere più la carta bollata del cartellino.

