Lorenzo Applauso|Dopo i funerali, quando il silenzio prende il posto delle sirene e delle parole di circostanza, restano le scene più dure da accettare: la disperazione inconsolabile dei genitori, lo smarrimento degli amici, una comunità ferita che fatica a comprendere come una serata di festa possa trasformarsi in tragedia.
Ora inizieranno i lenti e interminabili processi mediatici e quelli nelle aule di giustizia. Ma il dolore non segue orari, non si può chiudere come un negozio a fine giornata. La sofferenza di chi ha perso un figlio, un amico, non conosce pause né scadenze.
Questa tragedia, però, non può e non deve rimanere solo una notizia di cronaca. Deve diventare un motivo di profonda discussione nelle scuole. Deve trasformarsi in una vera lezione di vita. I ragazzi devono capire che, quando entrano in locali affollati, discoteche o spazi per eventi, è fondamentale osservare ciò che li circonda: capire dove si trovano le uscite di emergenza, da dove si può fuggire in caso di pericolo, quali comportamenti adottare.
Devono imparare a diventare controllori di se stessi, soprattutto quando troppo spesso le istituzioni e alcuni gestori prendono tutto alla leggera. La sicurezza non può essere un dettaglio secondario. Una bella serata non può e non deve trasformarsi in una tragedia annunciata.
Questa tragedia deve insegnarci qualcosa: quei ragazzi non sono morti invano. Almeno questo deve essere un dovere collettivo, più che un’esigenza personale. Basta una volta in meno al cinema o una gita in meno per fermarsi a discutere di questi temi, per educare i ragazzi alla prevenzione e alla responsabilità.
Solo così potremo sperare di evitare che simili tragedie si ripetano in futuro. Solo così il dolore potrà trasformarsi, almeno in parte, in consapevolezza e cambiamento.

