Luigi Fidanza|Piedimonte Matese. Sgominata banda di scassinatori di bancomat: possibile collegamento con l’assalto di Piedimonte Matese
Potrebbe essere collegato all’assalto al bancomat avvenuto recentemente a Piedimonte Matese il gruppo criminale sgominato dai Carabinieri della Compagnia di Cerignola nell’ambito di una vasta operazione coordinata dalla Procura della Repubblica di Foggia. Anche in quell’occasione, infatti, i malviventi avrebbero utilizzato la cosiddetta tecnica della “marmotta”, lo stesso metodo impiegato dalla banda arrestata nei giorni scorsi.
Nell’assalto di Piedimonte Matese, dopo l’esplosione dello sportello ATM, i ladri si diedero alla fuga in direzione Maese, per poi rubare un’autovettura a Castello del Matese, elemento che ora potrebbe rientrare nel quadro investigativo più ampio.
Intanto, i Carabinieri della Compagnia di Cerignola hanno eseguito un fermo di indiziato di delitto nei confronti di cinque giovani, di età compresa tra i 20 e i 26 anni, domiciliati tra Orta Nova, Carapelle e Borgo Mezzanone di Manfredonia, con un quinto soggetto rintracciato nel Catanese. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata ai furti aggravati mediante l’uso di esplosivo, oltre a violazioni della legge sulle armi, ricettazione e riciclaggio.
Le indagini, avviate nel settembre 2025, hanno permesso di ricostruire l’attività di un’organizzazione criminale con base logistica nel Foggiano, specializzata negli assalti a sportelli ATM tramite la tecnica della marmotta, un ordigno artigianale ad alto potenziale esplosivo inserito nelle bocchette dei bancomat per far saltare le casseforti.
Il gruppo agiva con ruoli ben definiti – autisti, vedette, staffettisti ed esecutori – utilizzando auto rubate o noleggiate, spesso con targhe clonate, e colpendo in diverse regioni italiane, tra cui Puglia, Campania e Marche. I cinque episodi contestati avrebbero fruttato un bottino complessivo di circa 40mila euro.
Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati candelotti esplosivi e una pistola clandestina. Complessivamente sono 13 gli indagati, cinque dei quali attualmente detenuti in carcere. Secondo gli inquirenti, l’attività preventiva dei Carabinieri avrebbe inoltre impedito almeno 16 ulteriori assalti in varie province del centro-sud Italia.
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