Lorenzo Applauso|A volte ritornano. Anzi, quasi sempre. Perché il richiamo delle origini è una voce sottile ma tenace, capace di attraversare il tempo, le distanze e persino una vita intera. È una voce che non si spegne mai davvero e che, prima o poi, chiede di essere ascoltata.
È quanto accaduto a Tina Izzo in Racine, una “giovane” novantenne che, dopo quarant’anni, ha voluto tornare nel luogo dove tutto era cominciato 90 anni fa perché è qui dove era nata: Treglia, piccola frazione del comune di Pontelatone. Un pugno di case, poche anime, poco lavoro, ma un patrimonio immenso di affetti, memorie e legami autentici.
Tina era partita da lì giovanissima, appena sedicenne, in cerca di un futuro diverso. Come tanti, aveva lasciato la sua terra con una valigia colma di speranze e il cuore già nostalgico. La vita l’ha poi condotta lontano, fino in Svizzera poi a Ginevra, dove ha vissuto e vive da molti anni, dove ha conosciuto l’uomo che sarebbe diventato suo marito e ha costruito una famiglia, dando alla luce due splendidi figli, un uomo e una donna. Figlia di sei fratelli, quattro dei quali donne e tutti ancora viventi, non ha mai reciso il filo che la legava alle sue origini dove papà Nicolino e mamma Rosella la avevano fatta nascere.
Quel filo, sottile ma indistruttibile, l’ha riportata a Treglia. Un ritorno desiderato, atteso, quasi necessario. Nonostante una vita piena e intensa vissuta altrove, Tina non ha mai dimenticato la sua terra natale né le persone care rimaste lì, i parenti più stretti, i luoghi dell’infanzia impressi nella memoria come fotografie mai sbiadite.
La sua è una storia che, a prima vista, potrebbe sembrare uguale a tante altre. E forse lo è. Ma proprio per questo è densa di significato. Racconta valori grandi e semplici: l’attaccamento alle radici, la forza degli affetti, il senso di appartenenza che non conosce età né confini geografici.
I figli, con la sapiente e affettuosa regia di Beatrice, la nuora, hanno organizzato questo ritorno come un dono. Una festa condivisa con familiari e amici, celebrata in un noto ristorante della zona, per suggellare l’amore di Concettina per la sua terra e trasformare il rientro in un momento di gioia collettiva. Un conviviale destinato a restare nella memoria della famiglia, ma anche a parlare a chi osserva da fuori.
Perché il messaggio è chiaro e potente: non dimenticare mai le proprie radici. Tina, a novant’anni, ha voluto dare ancora una volta una lezione ai più giovani. Un esempio di affetto, di gratitudine verso il passato, di rispetto per ciò che ci ha resi ciò che siamo. Un esempio dal quale, senza esitazione, tutti dovremmo imparare.

