Carissimi lettori, la Festa dell’ Ascensione che oggi stiamo celebrando, se da una parte indica la chiusura della vita pubblica di Gesù, dall’ altra vuole significare una sua presenza più profonda della nostra vita.
Ecco perché ogni volta che celebriamo la Santa Liturgia siamo coinvolti nel mistero stesso dell’ Ascensione.
Ecco perché l’Ascesi al cielo non vuol dire che Gesù si sia allontanato dai discepoli.
Ma significa che Gesù ha raggiunto il Padre e si è assiso accanto a Lui nella gloria.
Ascendere perciò vuol dire entrare in un rapporto definitivo con Dio.
Ascendere in alto, non è da intendere in senso spaziale.
Significa piuttosto una presenza diffusa.
Come il cielo copre tutta la terra, così il Signore ascendendo al cielo, comprende e avvolge tutto e tutti.
Non è quindi un allontanarsi.
Semmai è un avvicinarsi più profondo e coinvolgente.
Se così non fosse, non si comprenderebbe la gioia dei discepoli.
Nessuno al mondo avrebbe ormai potuto allontanare Gesù dalla vita dei discepoli.
La loro gioia ora è la nostra gioia, perché possiamo vivere quello che loro vissero.
Non dobbiamo fissare il cielo del nostro egoismo, dei dei nostri sogni e delle nostre fantasie.
No, non è questo il cielo che dobbiamo guardare.
“Uomini di Galilea”, dice altrove Gesù, “perché state a guardare il cielo?”.
Potremmo sentirci dire :”Uomini e donne di oggi, perché state a guardare il cielo?”.
È la domanda che le Scritture ci rivolgono ogni domenica, per rompere i confini ristretti dei “nostri cieli”.
Il cielo di Gesù è più largo, è ampio come il mondo.
È profondo come il cuore degli uomini.
Avvolge il volto dei deboli.
Copre le terre martoriate dalla guerra.
Si stende sul letto dei malati.
Copre le piazze e le strade dove vivono i senza tetto.
Questi e tanti altri ancora sono i cieli che oggi siamo invitati a contemplare.
In questo giorno il Signore Gesù ci dona la grazia di salirvi insieme a lui.
Solo così ci avvicineremo a Dio e agli uomini.
Buona Solennità dell’ Ascensione!
Don Antonio


