Introduzione: Il Quadruplice Monito contro la Geenna del Presente
Nel capitolo 10 del Vangelo di Matteo (vv. 26-33 – che sarà letto domani XII Domenica del Tempo Ordinario) risuona un’insistenza quasi drammatica: per ben quattro volte Gesù ripete ai discepoli “non abbiate paura“. Questo non è un semplice invito alla serenità, ma una diagnosi antropologica radicale. La paura è la forza motrice della storia umana. Gesù traccia una linea di demarcazione netta: “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire nella Geenna l’anima e il corpo”.
Oggi, in un panorama globale segnato da guerre simmetriche, violenza criminale endemica e l’aggressività invisibile della vita quotidiana, questo testo acquista una rilevanza inedita. La minaccia non è più solo fisica. La vera sfida si gioca nell’evoluzione dell’essere umano stesso, diviso tra tre modelli antropologici: l’Uomo Interiore, l’Uomo Aumentato e l’Uomo Coscienza.
Come reagiscono queste tre dimensioni o modo di essere alla paura della morte?
- L’Uomo Aumentato e l’Anestesia del Limite
L’Uomo Aumentato rappresenta il culmine del paradigma transumanista e tecno-ottimista. Per questa postura antropologica, la vulnerabilità biologica, la sofferenza e la morte non sono dimensioni costitutive dell’esistere, ma bug di sistema, errori biochimici e biomeccanici da correggere.
- La reazione alla paura: Di fronte alla violenza del mondo, l’uomo aumentato risponde attraverso la fortificazione esterna. Cerca la salvezza in algoritmi predittivi di rischio, protesi cibernetiche o sistemi di monitoraggio costante.
- Il paradosso della corazza: Concentrandosi ossessivamente sulla preservazione di ciò che Gesù definisce “il corpo”, egli abdica alla sua libertà. La paura non svanisce; si sposta dal timore della morte al terrore del “guasto“. Più si affida alla macchina per essere protetto, più diventa dipendente da essa, svuotando progressivamente la propria capacità di scelta morale autonoma.
- L’Uomo Interiore e la Libertà del Foro Interno
L’Uomo Interiore, la cui genealogia filosofica si sviluppa da San Paolo fino ad Agostino, Lutero, Meister Eckhart, fino a C.G. Jung, vive la paura non come un difetto tecnico, ma come lo spazio del discernimento e dell’affidamento.
- La reazione alla paura: Questo modello non nega il terrore della guerra o della violenza quotidiana, ma lo priva del suo potere ricattatorio. Sa che il corpo può essere distrutto dalle contingenze storiche, ma la sua essenza profonda — la dimensione spirituale legata al Trascendente — è intangibile.
- Il valore del passero: L’invocazione evangelica sui passeri che non cadono a terra senza il volere del Padre restituisce all’uomo interiore il suo valore intrinseco. La sicurezza non deriva dall’efficienza delle proprie difese tecnologiche, ma dalla certezza di essere custodito. Questa consapevolezza spezza la catena della sottomissione ai poteri oppressivi: chi non ha paura di perdere il corpo è un uomo intrinsecamente libero.
- L’Uomo Coscienza (Faggin): L’Irriducibilità dei Qualia
Inserendo la lente scientifico-filosofica di Federico Faggin, il concetto di uomo interiore si traduce nel termine Coscienza. La coscienza non è un epifenomeno del cervello (materia classica), ma ha una natura fondamentale, interpretabile attraverso l’olismo quantistico.
- La distinzione fondamentale: La macchina (l’aumento) opera per cis-cognizione (calcolo logico e freddo di bit); l’uomo opera per trans-cognizione attraverso i qualia, l’esperienza soggettiva e profonda del sentire.
- La vera “Morte dell’Anima”: Nella visione di Faggin, la Geenna di cui parla il Vangelo — l’uccisione dell’anima — si realizza quando l’essere umano, terrorizzato dalla violenza del mondo, decide di comportarsi come un automa. Per non soffrire, l’uomo si anestetizza, delega le decisioni all’algoritmo e rinuncia all’empatia. Questa disumanizzazione volontaria è la vera morte biologica anticipata: l’estinzione della capacità di provare sentimenti puri.
- La Profezia di Padre Nogaro: La Pace come Scelta della Coscienza
In questa tripartizione, la figura e il pensiero di Padre Raffaele Nogaro offrono la sintesi etica più alta. Da vescovo di frontiera e profeta di pace, Nogaro ha sempre ricordato che “si uccide l’anima quando viene approvata la violenza”.
Se Padre Nogaro fosse qui a commentare l’interazione con l’uomo aumentato, la sua critica sarebbe radicale e profondamente evangelica:
- La denuncia della delega tecnologica: Nogaro ricordava che la guerra è alienum a ratione, una follia distruttiva. L’uomo aumentato rischia di razionalizzare la violenza tramite droni, armi intelligenti ed elaborazioni statistiche del dolore. Per Nogaro, questo è il massimo tradimento dell’uomo interiore: usare la tecnologia per distanziarsi dalla sofferenza degli ultimi, rendendo la violenza “pulita” ma l’anima spietata.
- La forza dell’interiorità disarmata: Contro la logica dell’aumento (che cerca sempre più potenza), Nogaro ha sempre opposto la logica della povertà evangelica come massima libertà. L’uomo interiore, per lui, si manifesta nell’accoglienza incondizionata (come l’esperienza di Casa Rut a Caserta) e nella resistenza nonviolenta. La vera risposta al “non abbiate paura” di Gesù non è costruire corazze tecnologiche più forti, ma avere il coraggio della vulnerabilità che si fa solidarietà.
Conclusione: Il Bivio Antropologico
Il progresso tecnologico non va demonizzato, ma compreso nel suo limite.
L’uomo aumentato espande le capacità operative nello spazio esterno; tuttavia, se questa espansione avviene a spese dell’uomo interiore, il risultato è un guscio tecnologico perfetto che custodisce il vuoto.
La sfida sollevata dal Vangelo di Matteo, riletta oggi attraverso la fisica della coscienza di Faggin e la teologia incarnata di Padre Nogaro, ci pone davanti a un bivio: possiamo scegliere di proteggere il corpo trasformandoci in macchine insensibili alla paura e al dolore, oppure possiamo abitare la nostra fragilità, custodendo quella scintilla interiore che nessuna violenza storica e nessun algoritmo potrà mai replicare o distruggere.
_________
Questa riflessione è nata oggi rileggendo il brano del vangelo di domani e riascoltando l’omelia di Padre Nogaro del 2023. Nella giornata di ieri, poi, ho scritto un lungo testo dal titolo: “Dalla Fisica di Newton alla Fisica di Faggin” che probabilmente pubblicherò sul prossimo numero di Narrazioni. Da questa fusione mi sono nate delle domande alle quali ho cercato risposte.
Ve le sottopongo per avere da voi come risposta esclusivamente suggerimenti correttivi e/o integrativi perché non sono sicuro della correttezza della impostazione del tema. GRAZIE.

