Piedimonte Matese. Il 2 luglio il borgo dello Scorpeto si mobilita per la storica ricorrenza della Visitazione. Tra fede, botanica e identità contadina, la lavanda del Matese diventa uno scudo contro il tempo.
Di ….
Piedimonte Matese: Ci sono profumi capaci di sfidare i secoli e di custodire, dentro un intreccio di spighe viola, l’identità più autentica di un territorio. A Piedimonte Matese quel profumo ha un nome e una storia precisa: lo Spicanardo. Ogni anno, puntualmente il 2 luglio, lo storico Borgo dello Scorpeto e la zona di via San Rocco si svegliano immerse nell’aroma pungente della lavanda selvatica, rinnovando un rito che unisce la profonda devozione mariana alla secolare cultura contadina del massiccio del Matese. Le radici della festa affondano nel passato liturgico della Chiesa cattolica, che storicamente celebrava la Visitazione di Maria alla cugina Elisabetta proprio il 2 luglio. Sebbene la riforma del calendario successiva al Concilio Vaticano II abbia da tempo spostato la ricorrenza ufficiale al 31 maggio, a Piedimonte Matese la tradizione popolare ha dimostrato una straordinaria forza d’inerzia. Il legame affettivo del quartiere con la data originaria è rimasto intatto: qui il tempo sembra quasi fermarsi, anteponendo la memoria storica delle generazioni passate ai mutamenti dei calendari ufficiali. Il cuore pulsante della festa ruota attorno a un elemento botanico ben preciso. Nel dialetto locale, lo Spicanardo identifica la Lavandula spica, una varietà di lavanda officinale che cresce spontaneamente e rigogliosa sulle pendici del Matese. All’inizio di luglio, nel picco massimo della fioritura, i devoti e i contadini della zona si mobilitavano per raccoglierne i mazzi e portarli in chiesa. Una volta ricevuta la benedizione sul sagrato, le spighe assumevano un doppio valore per la comunità: Pratico e domestico: I mazzetti venivano riposti nei bauli del corredo delle fanciulle e nei cassetti per profumare la biancheria e proteggere i tessuti preziosi dalle tarme. Inserire l’erba benedetta nel baule significava invocare la protezione della Madonna della Visitazione sulla futura vita matrimoniale della ragazza, sulla sua fertilità e sulla protezione della nuova famiglia che sarebbe andata a formare. Sacro e apotropaico: Nella visione del mondo rurale, il profumo intenso della lavanda benedetta si trasformava in un potente scudo protettivo, capace di difendere la casa, i raccolti e i familiari dalle malattie e dalle sventure. “Lo Spicanardo non è mai stato un semplice fiore ornamentale”, spiegano i residenti più anziani della borgata. “Rappresenta il legame simbiotico che i nostri nonni avevano con la terra. Portare quel profumo in casa significava accogliere la natura stessa, protetta e consacrata dalla grazia divina”. Dagli anni ’90 a oggi: il ruolo della Pro Loco Vallata. Se oggi questa tradizione non è sbiadita nel ricordo, il merito va all’incessante lavoro della Pro Loco Vallata che ha preso per mano l’evento a partire dai primi anni Novanta. Quella che rischiava di diventare una ricorrenza di nicchia è stata trasformata in un appuntamento di risonanza cittadina. Oggi la Festa dello Spicanardo unisce i solenni riti religiosi a un momento di aggregazione sociale: allegria, prodotti tipici del territorio e musica popolare, riaccendendo i riflettori e l’orgoglio su uno dei quartieri storicamente più antichi della città. In un’epoca dominata dalla fretta e dalla virtualità, la Festa dello Spicanardo si impone come un perfettoesempio di turismo lento ed esperienziale. Raccontare questo evento significa difendere la biodiversità storica e culturale del Parco Nazionale del Matese. Un appuntamento imperdibile che, anno dopo anno, dimostra come la vera modernità non risieda nel dimenticare il passato, ma nel saperlo ancora profumatamente tramandare.


