Un velocissimo viaggio a Gallo Matese, tra prodotti tipici, simboli, leggende e una storia insurrezionale che, successivamente, potremmo approfondire.
Elèna Italiano| Gallo Matese. Ogni luogo ha una storia da raccontare e noi siamo qui per darle voce.
Da oggi parte “In viaggio con Casertasera”, il nuovo format dedicato alle bellezze paesaggistiche, storiche e artistiche del nostro territorio. Tra angoli segreti e tesori da esplorare, c’è un’Italia, nascosta, che vogliamo narrare. Il nostro format si propone infatti di accendere i riflettori sui borghi e sui panorami più affascinanti dell’alto casertano. Il bello dietro l’angolo, lontano dalle rotte più battute, dagli itinerari più decantati. Scorci nascosti, siti archeologici, scenari sorprendenti: noi di “In viaggio con Casertasera” ti portiamo alla scoperta di quei luoghi che il turismo di massa non ha ancora conquistato. O, perlomeno, non ha ancora conquistato del tutto. Esistono porzioni di mondo che attraversiamo ogni giorno senza immaginare quanta storia e fascino custodiscano: stradine, radure, castelli, chiese, sentieri e angoli di natura capaci ancora di sorprendere il nostro sguardo. E, l’alto casertano, di tali pietre miliari, gemme preziose, autentici diamanti ne è davvero ricco.
UN VIAGGIO NEL VIAGGIO
Individuare i siti a cui dedicare le nostre ricerche si è rivelato, dunque, un viaggio prima del viaggio stesso, una vera “caccia al tesoro” sorprendente. Vi lasciamo scorgere uno spicchio del “dietro le quinte” del nostro format: nelle riunioni in redazione avevamo l’imbarazzo della scelta dei luoghi da cui far partire il nostro viaggio ma siamo stati subito unitamente concordi nel voler partire dal cuore del Matese, dal bosco più puro, dove il verde spadroneggia maestoso, indisturbato, incontaminato. Ma tra i tantissimi boschi a nostra disposizione, quale scegliere? Conquistati dal fascino del nome che ci ha fatto sognare sin da subito, la nostra scelta è stata automatica. Partiremo dunque da lì, dove natura e magia sembrano incontrarsi tra giochi di luce cangianti, in un’atmosfera fiabesca resa viva e vibrante da suggestivi alberi antichi, silenzi maestosi e ombre secolari; lì, dove la natura ti racconta le sue magie mentre la meraviglia ti prende per mano, persuadendoti della sua bellezza. Una bellezza reale. Autentica. Pura. Senza filtri. Senza giochi. Senza inganni. Ma di quale itinerario stiamo parlando? E’ presto detto, sebbene il titolo sia stato sin da subito, in tal senso, rivelatore: si tratta di un percorso caratterizzato da una denominazione affascinante, misteriosa, magnetica, foriera di curiosità: “il Sentiero delle fate”. Vamos!
IL SENTIERO DELLE FATE: UN VIAGGIO TRA ACERI, PINI E ANEMONI
Una meta adatta a chi ama, almeno per un po’, staccare dagli impegni routinari e rigenerarsi in natura, addentrandosi nei boschi. Dunque: esploratori, amanti del trekking, ma anche famiglie che, come uscita domenicale, preferiscono una passeggiata nella natura. E, ancora: gruppi di amici, coppie o giovani adulti, siano essi in solitaria o in comitiva, potranno beneficiare di queste passeggiate naturalistiche in grado di restituirci l’ossigeno della scoperta e lo stupore negli occhi.
Il percorso 113 del CAI di cui stiamo parlando è uno tra i percorsi di trekking più suggestivi del Parco Nazionale del Matese. Sì, avete letto bene: “Parco Nazionale”, e non più Parco Regionale, perché dal 22 aprile 2025 il Parco Nazionale del Matese è ufficialmente Parco Nazionale italiano, Istituito con decreto del Ministero dell’Ambiente, che ne ha definito perimetrazione, zonizzazione e misura di tutela. Ma ora torniamo al sentiero delle fate, meta da prediligere se si cerca un’escursione con un valore esperienziale in più rispetto ad una semplice passeggiata nel bosco. Grazie all’atmosfera peculiare che caratterizza tale itinerario, nel Sentiero delle fate ogni passo è, infatti, un invito a perdersi tra natura e meraviglia, a rallentare e ad ascoltare il linguaggio silenzioso del bosco.“Concedetevi una vacanza intorno a un filo d’erba, dove non c’è il troppo di ogni cosa, dove il poco ancora ti festeggia con il pane e la luce, con la muta lussuria di una rosa” scrive il celebre paesologo Franco Arminio in una poesia contenuta nel suo “Mediterraneo interiore”. E questo componimento sembra fare proprio il caso nostro.
Il Sentiero delle fate è un viaggio tra aceri, pini, anemoni, “gallerie” di faggi monumentali che appaiono come cattedrali nel verde e, proprio come come maestose cattedrali, sembrano invitare alla contemplazione.
COME ARRIVARE AL SENTIERO DELLE FATE
Per raggiungere questo posticino che noi siamo lieti di segnalare, bisogna salire lentamente dai pressi di Gallo Matese e proseguire. Il percorso da noi consigliato vi regalerà scorci sul lago e sulle montagne circostanti fino a raggiungere la Fontana dei Palombi e gli ampi pianori carsici del Campo Figliuolo. Qui, il cammino non è soltanto un’escursione: è un invito a rallentare, ad ascoltare il bosco e a lasciarsi sorprendere dalla sua magia, perché, in certi luoghi, la fantasia e la natura sembrano davvero parlare la stessa lingua. Radure, ruscelli, cavalli in libertà: un ritratto bucolico in cui il tempo sembra essersi fermato. Gli elementi antropici sono pressoché nulli: i nostri occhi, forse, vedono lo stesso scenario incontaminato che potevano scorgere i nostri avi?
Qui, nel Sentiero delle fate, in questo luogo immerso nel cuore del Matese, dove il confine tra realtà e immaginazione sembra dissolversi, faggete secolari accolgono gli umani tra la loro frescura, abbracciandone le ombre, mentre la fauna del bosco vive indisturbata tra rocce dalla morfologia insolita, tra grandi massi ricoperti da morbido muschio smeraldo. Non è difficile capire perché tale itinerario abbia preso il nome da creature leggendarie!
LA LEGGENDA: “SUL PONTE APPARIVANO I FANTASMI E PIU’ IN LA’ LE JANARE” UN’ANZIANA DONNA RACCONTA
Noi di “In viaggio con Casertasera” – nel lancio pubblicitario – avevamo promesso il racconto di aneddoti, leggende e tradizioni e, pertanto, subito ci siamo adoperati a tal riguardo. Abbiamo difatti intervistato una simpatica signora ottuagenaria, la quale, ben disposta a narrare aneddoti, ci ha raccontato un’antica storiella del luogo. E considerato che siamo in tema di creature leggendarie – le fate – passiamo a raccontarvi ora, per converso, di un’altra creatura immaginaria – diametralmente opposta alle fate – che proprio fata appunto non è, che proprio fata non appare nell’immaginario collettivo. Anzi, tutto l’opposto. La simpatica signora, custode viva di tradizioni popolari, ci ha raccontato, quasi a mo’ di confidenza familiare da tramandare alle generazioni future che, secondo racconti popolari, presso il ponte sito in via Fusco, giunti all’imbrunire, apparisse un fantasma. E, se si aveva il coraggio di proseguire oltre, raggiungendo la località che i residenti sono soliti nominare “Macchia Ptuozz”, leggenda narra che si incontrasse, addirittura, udite, udite: la cd. “janara”, una sorta di strega del folklore meridionale, capace di compiere incantesimi, dal temperamento fortemente dispettoso. La signora intervistata, mentre ci racconta questa curiosità aneddotica, ride divertita come a riappropriarsi dei ricordi di infanzia ma con la lucidità dell’adulto. Difatti, lei stessa, ridendo, continua il racconto, spiegandoci “…sapete: a noi donne dicevano così per non farci allontanare troppo dalle rispettive case di residenza perché, ai ragazzi, invece no! A loro era consentito spostarsi oltre perciò questa storia non era loro raccontata. Loro potevano uscire, allontanarsi, andare dove volevano…”. Apprendiamo dunque di essere dinnanzi ad una sorta di “intimidazione” narrativa, utilizzata in passato, per non far allontanare le donne dalle loro abitazioni. Pensate a quale “deterrente” si ricorreva, all’epoca, con l’ausilio dell’immaginario collettivo, al fine di tenere le donne sempre vicine al focolare domestico…! Torniamo ora al nostro Sentiero delle fate e, più precisamente, a Gallo Matese con l’intento di rivelarvi, velocemente, qualche curiosità del paese. La nostra rubrica – ricordiamo ai lettori – non è una sorta di derivato enciclopedico, dunque toccheremo velocemente alcune tematiche con lo scopo di accendere fuochi di interesse ma non è nostra intenzione apparire leziosi. Tediarvi è fuori dai nostri obiettivi. Ciò spiega anche l’anima leggiadra dei nostri spot che annunciano il lancio delle uscite di tale rubrica.
IL NOSTRO VIAGGIO PARTE DA GALLO MATESE
Il nostro format “In viaggio con Casertasera” non poteva che partire da qui, da Gallo Matese. Perché? Nomen omen, scrivevano i latini. (Il nome è un presagio). O meglio, in questo nostro caso, il nome è stato un indirizzo di partenza da cui tagliare il nastro d’avvio. Difatti, nostra volontà, come rivelato in precedenza, era quella di partire dal bosco e, guarda caso, secondo talune fonti storiche e linguistiche, il paese “Gallo Matese” deriverebbe la sua etimologia proprio da “gualdo” che deriverebbe, a sua volta, dal longobardo “wald”, bosco. Area boscosa. Nel tempo, “gualdo” si sarebbe trasformato in “Gallo” nella parlata locale. In pratica, “Gallo” starebbe a significare – secondo taluni indirizzi etimologici – zona boscosa, radura nel bosco. E il nostro magazine, proprio dal cuore del Matese intendeva partire! Da una zona dal verde incontaminato. Al centro del verde più verde, più puro, più autentico, “nascosto”. E, parlando di Matese, non possiamo certo omettere un collegamento, richiesto dal nostro format, con due prodotti tipici matesini: l’origano e il fagiolo bianco. Eccone di seguito un breve focus.
I PRODOTTI TIPICI – L’ORIGANO QUELL’ERBA DAL PROFUMO INCONFONDIBILE E IL FAGIOLO “MAGGIOLINO”, IDEALE PER IL “FRATTACCIO”, IL PIATTO TIPICO DELL’EPOCA
Simbolo del Matese e del Mediterraneo tutto, l’origano è una spezia antichissima, in grado di raccontare l’anima più antica di questa terra. E’ a pochi passi dai pascoli e delle faggete del sentiero delle fate, difatti, che cresce un origano selvatico dal profumo intenso che, da generazioni, accompagna la cucina e la vita delle comunità locali. Un piccolo tesoro aromatico che nasce spontaneo in un territorio duro ma generoso dove il lavoro dell’uomo si intreccia da sempre con i ritmi della montagna. L’origano del Matese è un prodotto PAT, prodotto agroalimentare tradizionale (inserito nell’elenco nazionale dei PAT).
L’ etimologia di “origano” è interessantissima. E, qui, ci concediamo un approfondimento. Il nome di “origano” deriva dal greco “origanon” formato da “oros” (montagna) e “gonos” (splendore o gioia) cioè “gioia della montagna”. Nella mitologia greca l’origano era molto presente: addirittura si raccontava che fosse stata Afrodite a creare l’origano come simbolo di felicità e di amore. E gli antichi greci intrecciavano corone di origano per gli sposi come augurio di una vita matrimoniale prospera e felice.
Tornando ora al presente e a Gallo Matese, grande curiosità “culinaria” di Gallo Matese, è un prodotto tipico del paese: stiamo palando del fagiolo bianco, un fagiolo maggiolino che la tradizione ricorda venisse consumato in inverno in un piatto tipico denominato “Frattaccio”. Si tratta di una polenta di mais locale, tagliata con lo spago che, tradizionalmente, accompagnava zuppe calde sostituendosi al pane. La zuppa era composta da fagioli e verza e, chi aveva la possibilità, all’epoca, vi aggiungeva, tra gli ingredienti, anche la carne (visto che, del maiale, secondo la tradizione, no, non si buttava via niente. Addirittura anche il sangue del suino veniva utilizzato per realizzare il sanguinaccio, compito quest’ultimo affidato rigorosamente alle donne mentre gli uomini erano impegnati nel taglio della carne). Il fagiolo di Gallo Matese è il tipico fagiolo bianco del casertano. Riconosciuto come PAT, prodotto agroalimentare tradizionale della Campania è rinomato per la sua buccia sottile, il sapore delicato e l’elevata digeribilità. Il prodotto è stato inserito nel catalogo dei sapori tradizionali della Fondazione Slow Food Arca del Gusto.
GALLO MATESE, ANTICO BORGO CON MENO DI CINQUECENTO ANIME MA QUEL COSTUME TIPICO RESISTE ANCORA
Come vedete, un piccolo borgo, che conta meno di 500 anime, custodisce un patrimonio di curiosità tutte da scoprire. E sono talmente tante le storie ricche di simbologia da raccontare che avremmo bisogno di tantissime puntate per farlo.
Prima di salutarvi, però, vi disveliamo velocemente due simboli di Gallo Matese che non possiamo proprio tacere perché sono davvero troppo pregni di simbolismo per non sottoporli alla vostra attenzione.
All’interno del costume tipico di Gallo Matese – e sulla storia di questo costume potremmo aprire un interessantissimo approfondimento a parte – le donne, in una tasca in corrispondenza del petto, erano solite inserirvi due oggetti pregni di fascino e di significato profondo, dall’ermeneutica immensa. La forbice e il coltello. La forbice come simbolo del “taglio”, “taglio” necessario dopo l’evento matrimoniale, un “taglio” simbolico del cordone ombelicale che legava le donne alla famiglia di origine. E il coltello per difendersi, anche qui, simbolicamente, nel sentiero della vita. Quanto fascino carismatico contengono queste terre conosciute già da Tito Livio, il quale le narra come terre abitate da una fiera e battagliera popolazione nella zona nord della Campania! E davvero fiero e battagliero è stato il popolo di Gallo Matese. Si pensi che, nel 1877, vi fu uno dei tentativi insurrezionali italiani più importanti ad opera della cd. Banda del Matese, banda guidata da Errico Malatesta e Carlo Cafiero. Ma questa è un’altra storia. Una storia troppo importante per ridurne l’approfondimento in calce ad un articolo. Vi piacerebbe se – del tentativo insurrezionale testè citato – facessimo un focus apposito?Ora è giunto il momento di salutarvi e di percorrere un altro versante. Abbiamo una storia incredibile di cui farvi partecipi. Vieni con noi!
GLI APPUNTAMENTI DA NON PERDERE
Siamo lieti inoltre di segnalare due appuntamenti per gli amanti del trekking, appuntamenti visualizzabili sui canali social di “Matese discovery” e di “Matese go”. Ieri si è tenuto : “Tanabata”, una serata trek al tramonto e notte con gli astrofili. Tanabata prende il nome dal Giappone e significa “stelle innamorate”. Per gli amanti del trekking fluviale invece segnaliamo, invece, le dirette tutti i giorni dalle ore 9 alle ore 14 su Matese Go. Alla prossima!
* Per dovere di cronaca, ricordiamo che sul Matese si può raccogliere l’origano selvatico ma esistono regole precise e, in certi casi, è necessaria specifica autorizzazione
Si singraziano per le foto: Pontelandolfonews; Guida turistica del Matese e Roberto Fratta.

