Emiddio Bianchi. Piedimonte Matese. Alla fine c’è voluto il buon cuore di un infermiere del pronto soccorso dell’ospedale di Piedimonte Matese per riuscire a far tornare a casa Angelo (nome di fantasia) dopo che per quasi due settimane il personale lo aveva accudito amorevolmente e con professionalità presso il reparto, nonostante che i Servizi Sociali e le Istituzioni sembra che se ne fossero dimenticati. La storia di Angelo comincia quando un’ambulanza del 118 lo trasporta all’ospedale di Piedimonte. Era stato vittima di un infortunio nel suo paese nei pressi di Caserta. Nulla di grave, per cui dopo gli accertamenti e le cure del caso, viene dimesso. Oltre all’infortunio si viene a sapere che è purtroppo dipendente da sostanze. Siamo solo all’inizio della sua storia perché subito dopo la sua dimissione, ritorna in ospedale con problemi di astinenza. Del fatto vengono informati sia i carabinieri che la struttura che dovrebbe somministrargli dei farmaci adeguati. Altri tentativi di rimandarlo a casa, risulteranno vani. “Chi me lo fa fare -avra’ pensato-, qui mi trattano bene, ho vitto e alloggio gratis, l’aria condizionata”, per cui inizia il problema su chi deve farsi carico della sua situazione. Anche il sindaco del suo paese, ci risulta, mette i suoi buoni uffici per risolvere la situazione. Niente da fare. Chi dovrebbe intervenire se ne sta tranquillo a casa. Al dodicesimo giorno di ricovero, un infermiere che era entrato nelle sue grazie gli fa capire che il suo comportamento non è giusto, soprattutto perché sta occupando un posto che potrebbe essere utile per un’altra persona. Angelo capisce, sale sull’auto dell’infermiere al termine del servizio, si fa pagare da lui il biglietto del treno, anche perché senza soldi e se ne torna a casa tranquillamente. In tutto questo, il doloroso silenzio dei servizi sociali.
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