Elèna Italiano| Roccamonfina. Esistono luoghi che non si limitano a mostrarsi agli occhi di chi li attraversa. Alcuni di essi, infatti, sembrano celare, dietro la superficie visiva, sotto la patina del reale, storie leggendarie e simboli misteriosi che attendono solo di esser narrati. E noi siamo qui per questo. “In viaggio con Casertasera” è nato proprio dal desiderio di aprire quegli enigmatici scrigni antichi che custodiscono tesori affascinanti. E Roccamonfina si presta perfettamente al disvelamento di una serie di meraviglie tutte da narrare. Qui, ogni sentiero racconta l’antico legame tra l’uomo e la montagna nata dal fuoco. Proprio come la castagna, simbolo identitario di questa terra, anche Roccamonfina protegge il proprio tesoro dietro una corazza. La castagna nasce nel cuore del riccio, avvolta dalle sue spine. Custodita. Protetta. Difesa. E anche questa montagna protegge i suoi segreti avvolgendoli nell’abbraccio dei suoi incantevoli boschi. Roccamonfina nasconde il proprio cuore tra castagneti secolari e antichi sentieri che sembrano voler mettere alla prova chi desidera conoscere davvero le sue storie. Ed è proprio nel cuore di questo immenso scrigno verde che oggi ci addentreremo.Il nostro viaggio comincia dall’antico lavatoio pubblico, immortalato dagli scatti del nostro staff che si è recato sul luogo, prima di raggiungere la vetta. Ed è da qui che il sentiero prende lentamente quota, permettendoci di inoltrarci sempre più nel fitto bosco. Dove il verde diverrà l’unico orizzonte possibile.
Dopo qualche tratto, percorribile ancora in auto, parcheggiamo e scendiamo. Il silenzio regna pacifico interrotto solo dal fruscio delle foglie, attore protagonista insieme al profumo della terra umida. Le percezioni sensoriali del visitatore vengono solleticate sempre di più, caricandosi, man mano, di intensità.
Siamo diretti all’Orto della Regina, una meta il cui nome, già da secoli, sembra evocare racconti antichi, sovrani e leggende. Un luogo che, per secoli, ha custodito una storia fatta d’amore. Fuga. Ossessione. Qui la natura pare aver scritto la propria leggenda con l’inchiostro della pioggia, affidando al vento il compito di sfogliarne le pagine con delicatezza.
La castagna e questa montagna si assomigliano nel temperamento. Entrambe custodiscono un cuore prezioso dietro una corazza. Una si protegge con il riccio. L’altra con il bosco. Il cammino verso l’Orto della Regina diventa allora un viaggio dentro il respiro stesso della montagna. Il sentiero si apre tra castagni secolari che innalzano le proprie chiome come colonne di una cattedrale verde. I raggi del sole si insinuano tra le fronde, oro liquido delicato che illumina i nostri volti. Come ruscello, che scende a valle in cerca del mare, la luce, filtrata tra i rami, illumina il
nostro percorso. Il canto degli uccelli accompagna il cammino come fanfara patronale che annuncia il transito della reliquia. Il vento sembra conoscere già la meta. Più si sale, più il mondo resta indietro. Le radici intrecciano il terreno come antiche vene all’interno delle quali scorre la linfa del presente. Le rocce raccontano milioni di anni di storia vulcanica. Le foglie sembrano pagine di un racconto che la montagna continua a scrivere da secoli. E dopo il susseguirsi di salite, salite e ancora salite, quasi all’improvviso, il bosco si apre. Eccolo. L’Orto della Regina. Qui non termina semplicemente un sentiero. Qui si raggiunge il “segreto” di Roccamonfina. Ed è proprio qui che la leggenda prende vita.
LA LEGGENDA: L’ORTO DELLA REGINA,DA QUI IL NOME ROCCAMONFINA
Secondo la tradizione popolare, il nome dell’Orto della Regina sarebbe indissolubilmente legato alla principessa Fina, giovane donna di straordinaria bellezza dalla quale, secondo la leggenda, deriverebbe persino il nome di Roccamonfina. Si racconta che Fina, nipote dell’imperatore romano Filippo l’Arabo, giunse su queste montagne per sfuggire all’avanzata del generale Fecio, deciso a conquistare il potere con la forza.
Il generale riuscì a impadronirsi dell’Impero. Ma il suo cuore rimase prigioniero della bellezza della principessa. La cercò ovunque. Tra vallate, boschi e sentieri. Invano.
Perché la montagna aveva già scelto di proteggerla. Fu proprio l’Orto della Regina ad offrirle rifugio, nascondendola tra le sue mura megalitiche e il suo abbraccio di castagni. Fecio non riuscì mai a ritrovare la donna che aveva trasformato il suo desiderio in un’ossessione. E da allora quel luogo continua a custodire il ricordo di quell’amore impossibile, sospeso tra storia e leggenda.Suggestivo, vero? Lasciamo ora il fascino del racconto popolare per tornare alla storia. L’Orto della Regina è una straordinaria struttura megalitica in opera poligonale situata sul Monte Frascara, a 923 metri di altitudine, uno dei punti panoramici più spettacolari dell’intero territorio.Il termine latino hortus indicava un terreno recintato. Ed è proprio questo che ancora oggi appare davanti agli occhi del visitatore: un recinto monumentale costruito con enormi blocchi di trachite vulcanica, alcuni dei quali raggiungono i tre metri d’altezza. La pianta irregolare della struttura continua ancora oggi ad alimentare studi, interrogativi e nuove interpretazioni.E, parlando di meraviglia, vi lasciamo ora ammirare ciò che i nostri occhi hanno avuto il privilegio di osservare. Perché dall’Orto della Regina lo sguardo riesce ad abbracciare un panorama straordinario che, nelle giornate più limpide, arriva fino allo splendido Golfo di Gaeta.
SI RACCONTA…LA CIAMPA DEL DIAVOLO
E credeteci. Quando ci si trova lassù, si comprende perfettamente perché, da secoli, storia, natura e leggenda abbiano trovato casa nel medesimo luogo. Ma Roccamonfina non è solo l’Orto della Regina. È una montagna che porta impresse le tracce del fuoco. È il Parco Regionale di Roccamonfina e Foce del Garigliano.
Sono le antiche neviere, capolavori d’ingegno umano che sfidarono il tempo custodendo l’inverno nel cuore della montagna. È il Santuario di Maria Santissima dei Lattani, dove il silenzio del bosco si intreccia con la spiritualità.
È la Collegiata di Santa Maria Maggiore, custode di secoli di fede e di memoria.
Sono le leggendarie Ciampate del Diavolo, straordinarie impronte fossili lasciate sulla cenere di un vulcano da uomini vissuti migliaia di anni fa, quando la storia muoveva appena i suoi primi passi.
Sicuramente torneremo a visitare questi poli di interesse ma, come da nostro format, è giunto ora il momento di parlare del prodotto tipico: la castagna di Roccamonfina. Un tesoro che non è nascosto tra mura megalitiche. E non riposa tra le pieghe di una leggenda. Ma nasce ogni anno, tra i ricci dei castagneti che ricoprono le pendici del vulcano.
PRODOTTI TIPICI: LA CASTAGNA, UNA VERA RISORSA ECONOMICA
Quando si pronuncia il nome Roccamonfina, dopo il profilo del suo antico vulcano, un’altra immagine si fa strada nella nostra mente: la Castagna di Roccamonfina IGP.
Non è soltanto il frutto più prezioso di questa terra, è il simbolo dei loro abitanti, è la gemma della montagna, è il legame profondo tra uomo e natura.
Nel 2022 ha ottenuto il prestigioso riconoscimento IGP – Indicazione Geografica Protetta, che tutela e valorizza le storiche varietà che annoveriamo di seguito: Primitiva, Napoletana, Paccuta, Lucente e Mercogliana.
Qui, ogni autunno, quando il bosco diviene cattedrale di luce calda e di silenzi gentili, indossando il suo manto più solenne, la terra celebra l’antico rito della metamorfosi. Il borgogna si fonde con l’arancio, il tortora accarezza il cremisi, mentre l’ambra e il cognac si insinuano potenti tra le timide chiome – quasi spoglie – degli alberi, come ultimi bagliori di un sole dolce che si accomiata dopo lo slancio passionale del suo furore. Sui fianchi dei castagneti l’oro delle foglie fa l’amore con il rame dei rami tessendo trame antiche quanto il mondo. E, allora, i ricci, custodi pazienti di un dono prezioso, si schiudono uno dopo l’altro come scrigni forgiati da madre natura, offrendo alla terra il loro tesoro: castagne vive, nate dal respiro della montagna e dalla memoria delle stagioni, pronte a consegnarsi nelle mani di chi le raccoglie.
Figlie della pioggia, della roccia e del sole, le castagne emergono lucide come bronzo levigato, memoria vivente di una terra generosa che, anno dopo anno, rinnova il patto eterno con la vita.
Ed è proprio in questo periodo dell’anno che Roccamonfina celebra la sua anima con la storica Sagra della Castagna, un appuntamento che richiama migliaia di visitatori da tutta la regione generando un flusso turistico notevole.
E ora, per salutarvi, ritorniamo alla similitudine iniziale da cui è partito il nostro viaggio: proprio come il riccio custodisce il suo frutto più prezioso, così Roccamonfina protegge la propria anima tra boschi, sentieri e silenzi.
E questo è forse il suo incantesimo più grande: rammentarci che i tesori più autentici non sono quelli che si mostrano al primo sguardo, ma quelli che attendono, pazienti, di rivelare il proprio valore a chi sceglie di cercarli.

