Carissimi lettori, solo la fede e la santità, doni diretti e privilegiati da Dio, nostro Padre, possono imporsi agli occhi di Cristo. È il caso della donna cananea, che grida a Gesù :”Pietà di me, Signore, figlio di Davide”. Di questa donna che è la protagonista di questa pagina del Vangelo, perché ha una tale fede da suscitare in Gesù stesso, un’immensa ammirazione. Una fede che deve essere esempio e modello per ciascuno di noi e per le nostre comunità parrocchiali, perché si tratta di una fede che ci fa aprire all’ invocazione e ci fa essere umili. E non possiamo aprirci all’ invocazione, come ha fatto la donna cananea, se siamo troppo fiduciosi nella capacità di uscire con le nostre sole forze dai nostri mali. E non possiamo aprirci alla certezza di essere esauditi dal Signore se di fronte ai mali, passiamo alla protesta, invece di affidarci completamente a lui, lasciandoci da lui guidare. La cananea, ci insegna oggi che si può invocare Gesù, anche senza essere cristiani, anche solo perché spinti dal bisogno. Sarà Gesù, che conosce le coscienze, a valutare e a decidere. A noi tocca solo far sapere quanto è essenziale la sua presenza nell’ Eucaristia. Di fronte ad essa riconosciamoci fratelli e sorelle e umili per essere caritatevoli soprattutto verso quelli che ne hanno più bisogno. Riconosciamoci missionari perché, non dimentichiamolo mai, il cristiano, scopre la sua vera identità nell’ umiltà e immergendosi nella storia di questo mondo, con i sentimenti di Cristo, fa emergere dal cuore dei fratelli e sorelle, quell’ immagine e somiglianza con Dio che attende soltanto un gesto per risvegliarsi e portare frutti di vita eterna. Buona e Santa Domenica!
Don Antonio


