Lorenzo Applauso|CAIAZZO – Non sempre si parla in termini positivi dell’ADI, l’assistenza domiciliare integrata, ma questa volta la storia racconta un intervento che potrebbe aver letteralmente salvato una vita.
Protagonisti della vicenda sono Daniela Iannacone, infermiera dell’ADI di Piedimonte Matese, e Gaetano Chichierca, responsabile dei Servizi sociali del Comune di Caiazzo, che hanno consentito a un uomo di 83 anni, residente a Caiazzo e da tempo solo nella propria abitazione, di ricevere tempestivamente le cure di cui aveva urgente bisogno.L’anziano era già seguito a domicilio per una lesione vascolare a un arto inferiore. Ma giovedì scorso, nel corso della consueta visita domiciliare, l’infermiera si è trovata davanti a una situazione ben diversa e decisamente preoccupante.«Sono entrata e ho trovato l’anziano in condizioni di salute pessime – racconta Daniela Iannacone –. Era sdraiato per metà sul letto e per metà a terra, come se fosse caduto. Aveva una pressione bassissima ed era disidratato. Le sue condizioni generali mi hanno spinto immediatamente a chiamare i soccorsi, insieme a Chichierca».L’intervento è stato tempestivo. Una volta giunto sul posto, il personale del 118 ha provveduto a valutare le condizioni dell’83enne, mentre l’infermiera dell’ADI ha insistito per il suo immediato trasferimento in ospedale.L’uomo è stato quindi ricoverato presso l’ospedale di Piedimonte Matese, nel reparto di Medicina diretto dal dottor D’Ambrosio, dove potrà ricevere le cure necessarie.«Per fortuna siamo arrivati in tempo per potergli salvare letteralmente la vita – sottolinea Iannacone – grazie anche all’impegno del responsabile dell’assistenza dei Servizi sociali».
Una vicenda che mette in evidenza, ancora una volta, quanto possa essere importante la presenza degli operatori dell’assistenza domiciliare, soprattutto quando si prendono cura di persone anziane e fragili che vivono sole.
Ora l’83enne dovrà essere curato e monitorato. Una volta superata la fase acuta, con ogni probabilità sarà necessario individuare per lui una struttura sanitaria residenziale del territorio, perché le sue condizioni e la situazione di solitudine rendono difficilmente sostenibile il ritorno a una vita completamente autonoma nella propria abitazione.Questa volta, dunque, l’ADI non è stata soltanto assistenza: la tempestività, l’attenzione e la professionalità di chi opera sul territorio hanno fatto la differenza, arrivando probabilmente nel momento decisivo.

