Piedimonte Matese. Il turismo, in quanto elemento complesso e contemporaneo, risponde a dinamiche sociali non solo nazionali ma anche mondiali configurandosi come uno dei fenomeni globali più mutevoli a specchio degli accadimenti della società contemporanea ed alle interconnessioni geopolitiche, economiche, culturali e, già da qualche anno, naturali. Il cambiamento climatico e il fenomeno dell’overtourism stanno trasformando il settore turistico, imponendo una riflessione sul futuro delle destinazioni e sui modelli di sviluppo da adottare. Le ondate di calore, l’aumento delle temperature e la concentrazione dei visitatori in poche località stanno evidenziando la necessità di distribuire meglio i flussi turistici e valorizzare territori che, fino a oggi, hanno trovato meno spazio nelle principali strategie di promozione. A sottolinearlo è Paolo Cazzulo, esperto di turismo e membro del PSI Campania, che richiama l’attenzione sulle potenzialità delle aree interne, considerate una risorsa strategica per costruire un’offerta turistica più equilibrata, sostenibile e attenta alle comunità locali. «Dobbiamo ripensare il modo in cui concepiamo il turismo. Non possiamo continuare a concentrare le presenze sempre negli stessi luoghi e negli stessi periodi dell’anno. Le aree interne, con i loro borghi, i paesaggi, le tradizioni e il patrimonio culturale, possono contribuire a costruire un modello diverso, capace di distribuire meglio le opportunità e generare benefici per un numero maggiore di territori» Il rapporto tra turismo e cambiamento climatico è destinato ad assumere un’importanza crescente. Le temperature elevate possono influenzare la scelta delle destinazioni e dei periodi di vacanza, mentre le città devono confrontarsi con il fenomeno delle isole di calore urbane, favorito dall’asfalto, dalle superfici impermeabili e dalla carenza di vegetazione «La qualità di una destinazione non si misura soltanto dalla sua capacità di attrarre visitatori, ma anche dalla sua vivibilità. Occorre integrare le politiche turistiche con quelle ambientali e urbanistiche, investendo nel verde, nella riqualificazione degli spazi pubblici e nell’adattamento ai cambiamenti climatici» Tra gli interventi possibili rientra anche il depaving, ovvero la rimozione delle superfici pavimentate non necessarie per restituire spazio al terreno permeabile e alla vegetazione, contribuendo a migliorare il microclima urbano e la qualità degli spazi pubblici. “In questo scenario, le aree interne possono rappresentare un’opportunità importante. Qui le grandi città lasciano spazi alle cittadine e paesi, immersi nel verde e assolutamente capaci di poter sostenere flussi turistici importanti ma non di massa. Le località interne montane, collinari o pianeggianti, il cui tessuto urbanistico e monumentale è perfettamente integrato alle risorse ambientali e naturali, rappresentano un rifugio climatico dove le temperature, soprattutto notturne sono molto più gradevoli rispetto alle città Borghi storici, piccoli comuni, territori collinari e montani custodiscono un patrimonio ambientale, culturale ed enogastronomico capace di rispondere alla domanda di esperienze autentiche e a contatto con la natura. In determinate condizioni, questi territori possono offrire alternative interessanti durante i periodi più caldi, pur non essendo automaticamente al riparo dagli effetti del cambiamento climatico, per questo, non dobbiamo considerare l’entroterra una destinazione secondaria o una semplice alternativa alle località più affollate. Il suo valore sta nell’identità dei luoghi, nella qualità dell’accoglienza e nella possibilità di creare nuove opportunità economiche, contrastando anche lo spopolamento e la marginalizzazione di molti piccoli comuni”. Tra le opportunità di sviluppo assumono particolare rilievo il cicloturismo, il turismo lento e quello esperienziale. La bicicletta, i cammini, gli itinerari naturalistici e le esperienze legate alle tradizioni locali possono mettere in rete borghi, attività produttive, strutture ricettive, ristoranti e aziende agricole. Queste forme di turismo possono inoltre favorire la destagionalizzazione, distribuendo le presenze durante l’anno e sostenendo le economie locali anche al di fuori dei tradizionali periodi di vacanza. “Il turismo non deve limitarsi alla visita di un monumento o alla partecipazione a un evento. Può diventare un’esperienza che mette in relazione il visitatore con la storia, la cultura, i sapori e le persone di un territorio. Il cicloturismo e il turismo esperienziale, se adeguatamente organizzati, possono contribuire a rendere le destinazioni più competitive e a creare occasioni di lavoro”. Per trasformare queste potenzialità in risultati concreti, tuttavia, è necessario investire nei servizi, nei collegamenti, nell’accessibilità dei percorsi e nella qualità dell’accoglienza. Altrettanto importante è il coinvolgimento delle comunità locali e delle realtà che operano quotidianamente sul territorio Amministrazioni, associazioni culturali e sportive, Pro Loco, enti di tutela e salvaguardia e operatori turistici possono svolgere un ruolo decisivo nella valorizzazione del patrimonio e nella costruzione di itinerari condivisi. Il loro contributo deve però inserirsi in una strategia comune, capace di superare la frammentazione delle iniziative. “Nessun territorio può crescere da solo. Occorre mettere in rete istituzioni, imprese, associazioni e comunità locali, valorizzando le competenze e le risorse disponibili. Senza coordinamento, anche le iniziative migliori rischiano di rimanere episodi isolati, senza produrre risultati duraturi”. Un altro nodo centrale riguarda la programmazione. I finanziamenti regionali, gli interventi di riqualificazione e le campagne promozionali possono rappresentare strumenti importanti, ma non sono sufficienti se non vengono inseriti in un progetto di lungo periodo. “Sebbene le Regioni sostengano e prevedano, attraverso il piano strategico del turismo, un’attenzione alle aree interne con fondi e politiche dedicate, atte a sostenere la riqualificazione, il miglioramento e la promozione di determinate zone territoriali per lo sviluppo di un turismo sostenibile, rurale e sportivo, c’è da far presente che senza una politica turistica adeguata da parte delle amministrazioni si corre il rischio dello spot, una tantum, promozionale che inficia l’intento unitario e promozionale turistico. Il rischio è investire in eventi occasionali e campagne pubblicitarie senza costruire una vera strategia turistica. Servono programmazione pluriennale, continuità amministrativa, investimenti mirati e obiettivi verificabili. La promozione è importante, ma da sola non crea una destinazione competitiva”. Lo sviluppo deve inoltre essere compatibile con la tutela del paesaggio e con le esigenze delle comunità residenti. Le aree interne non devono diventare nuove destinazioni di un turismo di massa privo di regole: la sostenibilità deve guidare le scelte, garantendo la salvaguardia delle risorse ambientali e una distribuzione equilibrata dei benefici economici. La riflessione riguarda da vicino anche la Campania, una regione che, accanto alle grandi città e alle località costiere più conosciute, dispone di un patrimonio diffuso di borghi, aree rurali, territori montani e tradizioni ancora da valorizzare pienamente. “La Campania, così come le aree interne di tutte le regioni italiane, non possono essere raccontate soltanto attraverso le sue destinazioni più celebri. Esiste un entroterra ricco di storia, paesaggi e identità locali che può contribuire allo sviluppo regionale. Per valorizzarlo occorrono collegamenti efficienti, servizi adeguati e progetti capaci di mettere in relazione le diverse realtà territoriali”. La sfida, dunque, non consiste semplicemente nello spostare i visitatori dalle mete più affollate verso nuove destinazioni, ma nel costruire un modello turistico più equilibrato, capace di coniugare competitività, sostenibilità e sviluppo locale. “Il futuro del turismo dipenderà dalla nostra capacità di passare dalle iniziative occasionali a una visione condivisa. Un evento può attirare visitatori e una campagna può far conoscere un borgo, ma sono la continuità delle politiche, la qualità dei servizi e la collaborazione tra gli attori locali a costruire una destinazione. Le aree interne possono diventare protagoniste di una nuova stagione di sviluppo, purché siano sostenute da scelte concrete e da una programmazione di lungo periodo. Il sistema turistico territoriale è fatto di scelte unitarie coerenti tra di loro, dove la costanza conta molto di più della singola campagna.” Una riflessione che richiama la responsabilità delle istituzioni e la necessità di considerare il turismo non soltanto come uno strumento di promozione, ma come una leva di sviluppo economico, tutela del patrimonio e valorizzazione delle comunità.

