Lorenzo Applauso|La disposizione dell’ASL di Caserta relativa all’organizzazione dei soccorsi per i possibili incidenti causati dai botti di Capodanno, con l’indicazione di trasportare i feriti all’ospedale di Piedimonte Matese, può essere interpretata in due modi distinti.
La prima lettura è certamente positiva. Il direttore generale dell’ASL, Antonio Limone, dimostra ancora una volta di tenere in considerazione il presidio ospedaliero di Piedimonte Matese. Un’attenzione già manifestata in passato con l’introduzione della telemedicina, che ha rappresentato un passo importante per il rafforzamento dei servizi sanitari sul territorio dell’Alto Casertano ma soprattutto un’attenzione verso la struttura matesina troppo spesso dimenticata.
La seconda interpretazione riguarda invece l’aspetto operativo dell’emergenza. Che le ambulanze dell’Alto Casertano facciano riferimento al Pronto Soccorso di Piedimonte Matese appare del tutto naturale. In presenza di ferite o traumi non gravissimi, quella è la struttura più vicina e funzionale. Nei casi di maggiore complessità, come già avviene da tempo, il trasferimento verso ospedali più attrezzati dell’area napoletana resta obbligatorio e inevitabile. In sostanza, sul piano pratico, nulla cambia rispetto al passato. No, perchè si era creata confusione, nel senso che Piedimonte, si era capito cosi, doveva essere il centro nevralgico della provincia per cio’ che riguarda incidenti da botti di capodanno ma non era cosi.
La discussione, dunque, rischia di concentrarsi più sulla forma che sulla sostanza. Perché la vera prevenzione non sta nelle disposizioni organizzative, ma nei comportamenti individuali. Esiste infatti una sola soluzione realmente efficace per evitare incidenti, feriti e sovraccarichi dei pronto soccorso nella notte di Capodanno: non sparare botti. Una scelta di civiltà, di rispetto per la salute pubblica e per il lavoro di operatori sanitari e soccorritori, che ogni anno si trovano a fronteggiare emergenze evitabili.

