Emiddio Bianchi. Piedimonte Matese. Si avvicina la data della prevista chiusura del canile di Piedimonte Matese e del trasferimento degli animali in una struttura del napoletano. “Nessuno mette in dubbio che troverebbero anche lì un buon alloggio, ma i tantissimi cani ospitati nel nostro canile e’ come se venissero sfrattati da quella che e’ stata per anni la loro casa”. Per questo motivo principale gli animalisti credono che potrebbero ammalarsi dal punto di vista psicologico. L’associazione “Gruppo Mascherina Odv”, tramite il presidente Fontana, ha inviato una
lettera al Sindaco di Piedimonte, mettendo innanzitutto da parte le recenti tensioni e chiedendo un ulteriore confronto fra le parti. “Non siamo interessati a polemiche o scontri, ma ad un confronto serio e rispettoso, dove a prevalere siano il buon senso e l’amore per gli animali. Siamo convinti che un confronto aperto e onesto possa portare a risultati positivi per il canile e gli animali”. In attesa della risposta da piazza Roma, abbiamo fatto un salto al canile, dove 170 ospiti vengono accuditi amorevolmente, nella speranza che un giorno possa arrivare anche per loro la tanto sperata adozione. L’uomo che da oltre dieci anni fa un lavoro oscuro tra i suoi amici del cuore, lontano dagli occhi della gente, ci racconta un poco di quegli animali e di quello che spera non accada da qui a qualche giorno. Quando ci dice che potrebbe non rivederli piu’ il suo volto si riempie di lacrime. Lacrime vere. Ci presenta da fuori le sbarre del cancello diversi cani che accudisce. Solo alcuni dei 170, ognuno con un proprio nome. Uno di loro, un poco piu’ rumoroso, si becca una ramanzina: “Adesso te ne torni nella tua casa. E il cane, forse il piu’ grosso di tutti, mogio mogio se ne torna nel suo appartamento”. “Quello che vedi sotto l’albero, è Lochness -ci dice-, lo abbiamo chiamato proprio come il mostro, ma in realtà e’ docile e affettuoso. Un giorno, da una macchina in corsa, lo lanciarono nel canile. Stette un paio di giorni nascosto in un angolino senza mangiare e bere per paura che qualcuno potesse fargli del male”. Non certamente come quelle “persone” che si liberarono di lui in quel barbaro modo. Jack, Billy, Nerone, Lola, 170 cani tutti con un nome diverso, per evitare che quando vengono chiamati possano confondersi. In ultimo Mami, il cane della foto, finita nel canile dopo aver partorito in mezzo ad alcuni tronchi e rischiato di morire pur di non abbandonare i propri piccoli. “La portarono qui in uno stato pietoso, pelle e ossa. Col tempo e’ migliorata e adesso è diventata addirittura donatrice di sangue per quei cani che sono malati”. Ci salutiamo con la speranza che si possa trovare una soluzione che sia la migliore possibile. “Non per me -ci dice- perché andrò a lavorare da qualche altra parte, per loro”.
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