Elèna Italiano|Un viaggio nel viaggio: che rapporto abbiamo con la natura? Conquistatori o innamorati?
Quando ancora l’uomo non aveva scelto il nome da assegnarle, lei era già lì, ad aspettarlo, pronta ad accoglierlo. Era la nostra casa, prima ancora che sapessimo chiamarla così. Quella casa non era soltanto il luogo in cui l’uomo viveva: era il primo legame, la prima appartenenza, il primo dialogo tra l’uomo e la Terra. Un legame — simbiotico, ancestrale, antico, profondo — che, ancora oggi, racchiude una domanda essenziale. Pensiamoci. Quando cerchiamo la natura, forse non stiamo cercando anche noi stessi? Quando lasciamo alle spalle le città e ci inoltriamo nel silenzio di un bosco, qualcosa dentro di noi cambia. Lo percepiamo immediatamente e non possiamo misconoscerlo. Cambia il passo, cambia il ritmo del cuore, cambia l’attenzione. Il respiro cambia focus e il focus
cambia respiro. La filosofia, nei secoli, si è posta interrogativi immortali proprio su questo rapporto: che cosa lega l’uomo alla natura? Siamo qualcosa di separato da essa oppure ne siamo parte? E cosa accade quando dimentichiamo il legame che ci unisce alla Terra? Se volessimo partire dal Seicento, potremmo individuare tre autori, tre voci da raccogliere come gemme preziose da portare con noi nel nostro viaggio. La prima gemma viene da Baruch Spinoza, con il celebre Deus sive Natura, Dio ossia Natura. Per Spinoza Dio non è trascendente, separato dal mondo, ma immanente alla realtà stessa: è la sostanza infinita, la Natura nella quale ogni cosa esiste e dalla cui necessità ogni cosa segue. Nella metafisica spinoziana, noi non occupiamo un posto esterno alla natura: ci siamo dentro, anzi, siamo noi stessi natura. L’uomo è un modo della sostanza, una delle infinite forme attraverso cui essa si esprime. In quest’ottica, guardare la natura significa, dunque, in qualche misura, guardare anche noi stessi. Seconda gemma: Henry David Thoreau, voce del Trascendentalismo americano. Con lui, il pensiero diventa vulcano: erutta dalle pagine e riversa nella terra la sua forza, trasformando la natura in una ricerca ardente di libertà e autenticità. In lui l’esigenza del ritorno alla natura diventa esperienza concreta. Nel 1845 si stabilisce nei boschi presso Walden Pond, dove costruisce con le proprie mani una piccola casa e decide di viverci. E quella forza diventa vita concreta. La filosofia germoglia sotto forma di esperienza, nutrita dalla linfa stessa del vissuto: un vissuto carnale, fatto non soltanto di pensiero, ma anche di fatica fisica, di mani nella terra e di sudore. Thoreau non cerca semplicemente la natura. Cerca se stesso attraverso la natura. In un mondo che corre, lui sceglie di rallentare. In una società che accumula, si domanda che cosa sia davvero necessario. Terza gemma. Nel Novecento, il filosofo fenomenologico ed esistenziale Martin Heidegger vede il pericolo di uno sguardo che trasforma la Terra in una riserva di risorse: il bosco rischia di non essere più considerato una cattedrale di alberi, ma soltanto legname da sfruttare; le acque del fiume rischiano di non essere più sorgente di vita e di pace, ma energia da trasformare; la montagna rischia di non essere più percepita come memoria antica, ma come un giacimento minerario. Heidegger chiama questa modalità di rapporto con il mondo Bestand: ciò che viene ridotto a “fondo disponibile”, una riserva pronta per essere calcolata, ordinata e utilizzata. La natura rischia così di diventare una riserva da cui attingere, una sorta di magazzino al servizio dell’uomo. Se Thoreau ci insegna a tornare alla natura, potremmo dedurre che Heidegger ci chiama alla responsabilità: imparare ad abitare la terra, riconoscendo le conseguenze del nostro modo di rapportarci ad essa. E tutte queste voci, da epoche diverse, finiscono per condurci davanti alla stessa domanda: con quali occhi scegliamo di guardare il mondo al quale apparteniamo? Possiamo continuare a guardare Madre Natura con gli occhi dei conquistatori: quelli che arrivano, prendono, saccheggiano e si compiacciono del proprio bottino; quelli che vedono nella foresta legname, nel fiume energia, nella montagna minerale. Oppure possiamo scegliere di guardare Madre Natura con gli occhi degli innamorati: quelli che accarezzano ciò che amano, che se ne prendono cura, che non vogliono possederlo fino a consumarlo, ma scelgono di custodirlo e di restituirlo alla Terra ancora più vivo di come lo hanno trovato. E allora, davanti alla Terra che ci ha generati, la scelta è soltanto nostra: essere conquistatori o essere innamorati
Ultime notizie
- IL CASERTANO TIBERIO NOCADELLO CONQUISTA LA MEDAGLIA D’ARGENTO AGLI EUROPEI UNDER 19
- CASERTA, ZINZI (LEGA): “OMICIDIO GUIDO È ORRORE, TOLLERANZA ZERO CONTRO VIOLENZA E DEGRADO”*
- FC MATESE, BUONA LA PRIMA DI COPPA CON SPINETE: 2-0, DOPPIETTA DI SIGNORELLI
- QUATTRO VITTORIE: PARTE CON IL PIEDE GIUSTO LA COPPA ITALIA DELLE CASERTANE IN MOLISE
- GLI EVENTI CHE FANNO CRESCERE UN TERRITORIO: LA SFIDA POSITIVA TRA PIEDIMONTE MATESE E ALIFE
- ROCCAROMANA, A FINE AGOSTO LA 1° EDIZIONE DELLA CAMMINATA IN ROSA
- UN VIAGGIO NEL VIAGGIO: CHE RAPPORTO ABBIAMO CON LA NATURA? CONQUISTATORI O INNAMORATI?
- CASERTA, CONTRASTO ALL’IMMIGRAZIONE IRREGOLARE, 9 ESPULSIONI NEL MESE DI AGOSTO
UN VIAGGIO NEL VIAGGIO: CHE RAPPORTO ABBIAMO CON LA NATURA? CONQUISTATORI O INNAMORATI?
Keep Reading
Redazione
Direttore responsabile:
Lorenzo Applauso
Email Redazione: applauso.tv@libero.it
Areea legale
Iscriviti alla newsletter
Segui in anteprima tutte le news si Casertasera.
CasertaSera © 2021 – Testata giornalistica iscritta al Tribunale di S. Maria Capua Vetereal n°871 del 02.07.2020 – Partita Iva IT04456920612 .

